• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / Come capita / Luoghi che toccano l’anima

Luoghi che toccano l’anima

15 ottobre 2017 By Monica Nanetti

Ultimo giorno in Laos (a proposito, loro lo chiamano Lao, fa molto più figo dirlo così): domani si parte per una complicata tappa di trasferimento che ci porterà – via Bangkok e Yangon – fino a Bagan, nel centro-nord del Myanmar.
Bisogna dire che ci siamo adattati subito e volentieri ai ritmi di qui: Luang Prabang è una cittadina davvero meravigliosa, racchiusa alla confluenza di due fiumi (il Mekong e un altro di cui adesso mi sfugge il nome), piena di splendidi templi buddisti, di bellissimi palazzi coloniali, di locali accoglienti, di un’atmosfera di quiete e di relax.

Con alcuni momenti davvero particolari: come quello di stamattina, poco prima delle 6, quando ci siamo svegliati per assistere alla processione dei monaci che raccolgono le offerte di cibo. Sinceramente temevo un vuoto rituale per turisti. E forse un po’ lo è, nel senso che, come noi, c’erano molti altri spettatori di tutte le nazionalità. Ma c’è anche una spiritualità autentica, che ti coinvolge e ti affascina; mentre aspettavamo, una delle donne sedute con il cestino del riso mi ha attaccato bottone un po’ in francese e un po’ in inglese. Nel giro di 20 minuti, tra una processione e l’altra di monaci, abbiamo finito con il parlare un po’ di tutto: del caldo che fa d’estate in Laos, delle minoranze etniche, degli ex monarchi italiani, della casa della mia nuova amica (una splendida e immensa villa coloniale in decadenza), dell’importanza della ricerca all’interno di se stessi, della necessità di meditare e del fatto che lo si può fare benissimo anche camminando. Un incontro strano e intenso, che mi ha lasciato qualche buon consiglio e un pacchetto di cracker: perché quello che i monaci raccolgono in eccesso, lo restituiscono ai loro benefattori in modo che ritorni – quantomeno simbolicamente – a beneficio della collettività.

Ci ho ripensato poche ore dopo, quando – al ritorno da una visita a una “fattoria di elefanti” – ho trovato sulla mia posta elettronica un messaggio dall’Italia che mi ha riportato a uno sgradevole mondo composto in parti uguali di vanità, opportunismo e vanagloria. Un mondo che non mi è mai sembrato così lontano come da qui, e non certo per i chilometri che ci separano.La speranza è quella di riuscire a impacchettare un po’ di questa imperturbabile serenità, ficcarla in valigia e recuperarla, magari anche un po’ sgualcita, una volta a Milano.

Filed Under: Come capita, Viaggi Tagged With: Birmania, Myanmar

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy