Sì, lo so, sono sparita dal blog per un bel pezzo. Il fatto è che avevo bisogno di rallentare, rimettere ordine, fare un po’ di silenzio: raccontare – almeno per quanto mi riguarda – è un mestiere faticoso, e più sembra che la chiacchierata scorra via liscia, più impegnativo è il lavoro che ci sta dietro.

Non che sia rimasta ferma tutto questo tempo, intendiamoci: come ho raccontato sui social, nei mesi scorsi ho partorito (il termine non è casuale) il mio sesto libro, “Cammini d’Italia”, per Terre di mezzo editore e in collaborazione con la community di Cammini d’Italia.

Un lavoro gigantesco, ma non è di quello che ho intenzione di parlare oggi. L’idea, invece, è quella di ricominciare a raccontare viaggi e luoghi, anche in previsione del prossimo “grand tour” (di cui però parliamo un’altra volta se no non la finiamo più).
Lo spunto me lo ha dato un giro davvero sorprendente: tre giorni a poca distanza da casa, nella parte meridionale della Lombardia, alla scoperta di territori dove la vita scorre con ritmi più umani e tranquilli, e dove magari pensare di trasferirsi lasciando la metropoli.
Così ho vagabondato per luoghi che, dal punto di vista della comunicazione turistica, sono una specie di brutti anatroccoli: a chi mai verrebbe in mente di visitare la Lomellina, per esempio, dove l’immagine più diffusa è quella della “casalinga di Voghera” ipotizzata da Arbasino? Ed è proprio un peccato: perché in questa pianura fatta di terra e di acqua ci sono paesi e storie affascinanti. Che si possono esplorare in sella a una bici, affrontando il fitto reticolo di stradine sterrate e tranquille provinciali senza timore di perdersi… o magari rassegnandosi all’idea: tanto, poi, da qualche parte alla fine si arriva, e sarà senz’altro un posto accogliente, magari con un castello e una chiesa antica e di certo con qualcosa di molto buono da mangiare.

I paesi per cui girovagare sono tanti, e ve ne cito solo qualcuno per darvi qualche riferimento: Lomello con la grande e splendida Basilica di Santa Maria Maggiore (qui, secondo una tradizione smentita dagli storici, si sposarono Teodolinda e Agilulfo e sempre qui, dice la leggenda, il diavolo fu costretto a ricostruire in fretta e furia l’edificio che aveva distrutto, dando vita alla caratteristica architettura stortignaccola e un po’ asimmetrica); Breme con l’antica abbazia di San Pietro e la sua cipolla rossa, gigantesca e dolcissima (si produce solo qui e a metà giugno c’è una grande sagra: siete avvertiti); e tanti altri piccoli borghi – alcuni dei quali attraversati dalla Via Francigena – in cui è piacevole perdersi.
Ma il luogo forse più sorprendente si trova a Sartirana Lomellina: in queste terre di risaie e di produzioni pregiate (sempre più aziende si stanno convertendo al biologico e alla riscoperta di varietà antiche) si trova la Pila, un antico magazzino e luogo di trasformazione del riso risalente al XVII secolo – oggi ristrutturato e utilizzato per eventi di vario genere – dove sono visibili i depositi perfettamente conservati, i macchinari di inizio Novecento per la lavorazione del riso e un rarissimo mulino ad asse verticale. E poi, con un accostamento straniante e pieno di fascino, accanto a queste memorie agricolo-industriali, si scopre che alcuni di questi locali ospitano anche la più importante collezione di opere e di testimonianze dello stilista Ken Scott, in un’esplosione di colori che accendono la severità dei
muri in mattoni, su cui sono ancora riportate le tacche per la misurazione del riso.
Il mio giro per “terre incognite” è poi proseguito, ma ve lo racconto in un prossimo post perché se no andiamo troppo per le lunghe. Intanto, però, segnatevi questa idea, soprattutto voi che abitate a Milano: se un giorno avete la luna di traverso e volete/potete prendervi una giornata diversa dal solito e ridarvi il buonumore, la ricetta è facile. Una bici, un treno regionale e in tre quarti d’ora siete a Mortara; da dove potete avventurarvi e gironzolare per la campagna, senza tracce definite, senza itinerari catalogati da seguire, lasciandovi guidare dall’istinto (e badando solo a non finire su qualche stradone ad alta percorrenza) e godendo delle sorprese che questi posti così ricchi di storia e di storie possono regalare a chi sa come visitarli.
