Avete presente quando andate in bicicletta con le gomme un po’ sgonfie? Niente che vi impedisca di mettervi in moto e di fare quello che fate abitualmente: pedalate lo stesso, fate la vostra strada, arrivate (più o meno) dove dovevate arrivare. Solo che è tutto più faticoso, rallentato, richiede uno sforzo maggiore senza che a questo corrisponda un aumento della soddisfazione, anzi.
Ecco, io in questo periodo mi sento un po’ così. Non soltanto inconcludente (in quello sono cintura nera fin da quando ero bambina), ma soprattutto in qualche modo appesantita, svogliata, come se improvvisamente la fatica di fare le cose (qualsiasi cosa, nel lavoro come nel tempo libero) superasse di gran lunga il piacere che queste stesse cose ti regalano.
Molto dipende, ne sono certa, da un po’ di problemi fisici con cui sto facendo i conti in questo periodo: niente di grave, beninteso, ma un mal di schiena/sciatalgia che mi sto trascinando da molti mesi e che mi procura un dolore sordo e costante per tutto il tempo, rendendo più stancante e meno piacevole fare qualsiasi cosa (anche guardare la tv o leggere un libro, dato che il dolore non passa quando sto ferma, tutt’altro).
È sicuramente un insegnamento anche questo, soprattutto per una come me che ha sempre avuto la fortuna di poter contare su un fisico decisamente solido, tanto da dare il benessere come un fatto scontato: non è affatto così, e va già bene quando i guai sono di piccola portata. Ma mi sono resa conto di come sia tutto più difficile, quando non sei in forma al 100%. Morale: è bene ricordarsi che molti di noi agiscono, si muovono, lavorano con piccoli o grandi fardelli di cui non siamo a conoscenza; e in ogni modo, quando si sta bene, bisognerebbe imparare a farci caso.
E poi, vabbè, a rendere il periodo più grigio c’è l’ormai solita incertezza da virus con tutto quello che si porta dietro: le norme di sicurezza (che oscillano tra totale menefreghismo e ossessione maniacale, rendendo ancor più complessi i rapporti interpersonali: gente che si offende perché eviti di baciarli e gente che si terrorizza perché li hai incrociati di passaggio a meno di cinque metri di distanza); le preoccupazioni economiche e per la sopravvivenza stessa del proprio lavoro; l’incertezza sull’evolversi della situazione che fa sì che anche formulare progetti richieda uno sforzo supplementare e risulti comunque svuotato di una buona dose di entusiasmo.
Ok, oggi avevo proprio voglia di lamentarmi, e me lo sono concessa: spero che mi perdonerete. Mi piacerebbe sapere se – mal di schiena a parte, che quello magari non c’entra – sono l’unica a continuare a sentire l’onda lunga della depressione da pandemia, o c’è qualcun altra che fatica come me a recuperare energia ed entusiasmo.
Che poi, sono convinta, per riprendere un atteggiamento più positivo ci vorrebbe poco: proprio come quando ti accorgi che così non va bene, e ti decidi a fermarti e gonfiare le gomme.