Amboise, eccoci: alle 12.45 di oggi abbiamo varcato la soglia del castello di Clos-Lucé, meta del nostro viaggio. Il luogo dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi tre anni della sua straordinaria vita e in cui morì, esattamente 500 anni fa.
E che luogo… Amboise è una splendida cittadina sulle rive della Loira, con belle case antiche e ben tre castelli, molto diversi tra loro ma tutti estremamente affascinanti, in cui siamo stati accolti con grande calore e simpatia: quei matti di “les Italiens” che arrivavano in bici da oltralpe non sono passati inosservati.
Il castello di Clos-Lucé, che abbiamo ovviamente visitato per primo, è una elegante costruzione che ha un po’ il sapore di una grande villa padronale, circondata da un orto-giardino al cui interno c’è la ricostruzione in scala 1:1 di molte delle invenzioni leonardesche (sono persino entrata dentro il suo “carrarmato” e ne ho fatto ruotare la struttura). Anche le sale interne, poi, sono interamente dedicate a Leonardo: c’è la sua camera da letto, ci sono i suoi atelier dove lavorava e studiava, c’è la presentazione di moltissimi suoi meccanismi e marchingegni. Bello, divertente e interessante al tempo stesso.

A poche centinaia di metri da lì, su uno sperone che sovrasta il villaggio da un lato e la Loira dall’altro, c’è poi il castello reale di Amboise, maestoso e imponente simbolo del potere dei re di Francia. È qui, all’interno di una piccola e bellissima cappella in stile gotico fiammeggiante, che si trova la tomba di Leonardo; sale fastose, grandi giardini curatissimi, una quantità di storie e leggende rendono questo un luogo un po’ magico, soprattutto se lo si visita – come è accaduto a noi – nella luce surreale e metallica di un grande temporale in arrivo (ah, sì, non ve l’ho detto ma oggi pomeriggio ha piovuto a dirotto…).

Il terzo castello, infine, si chiama Château-Gaillard ed è stato aperto al pubblico solo da pochi anni, dopo essere rimasto a lungo in stato di abbandono prima di essere acquistato da un privato che ne ha effettuato la ristrutturazione e ha creato degli splendidi giardini.

Vabbè, altre informazioni turistiche ve le darò in seguito, perché adesso sto sprofondando tra i cuscini di un fantastico lettone gigante: per la sera del nostro arrivo ci siamo coccolati e dormiamo in un bell’albergo affacciato sul fiume, l’hotel Bellevue; e la nostra stanza è una vera goduria, con tanto di travi antiche e di camino d’epoca.
Solo poche righe ancora, prima di lasciarmi andare alla stanchezza, per iniziare un piccolo consuntivo di questo lungo viaggio, che ci ha portato attraverso l’Europa per 18 giorni e oltre 1300 km. Un’esperienza bellissima, attraverso luoghi molto diversi tra loro (dalle Alpi ai laghi della Svizzera, dagli scenari dell’Alsazia ai panorami della Loira e dei suoi affluenti), che sicuramente avrebbe potuto essere ancora migliore se non si fosse messo di traverso l’unico elemento totalmente improgrammabile e ingovernabile: quello del meteo, che – a conti fatti – ci ha davvero martoriati (non lasciandoci, in pratica, neppure un giorno di “vero” bel tempo), ha reso molto più impegnativo e faticoso il nostro procedere e, soprattutto, ci ha impedito di godere al meglio dei posti attraversati, lasciandoci così con una punta di rimpianto e rincrescimento.

Ma bisogna saper accettare anche questi imprevisti, e magari ricavarne qualche cosa di positivo: senza dubbio, dopo queste giornate, anche senza voler fare in alcun modo gli eroi abbiamo capito che il nostro fisico è in realtà molto più resistente di quanto pensiamo. E che lo è pure la nostra testa, quando ci regala l’energia e l’ottimismo per avere voglia di proseguire anche quando da 10 giorni stai pedalando sotto acqua, neve, vento e grandine. Che poi detto così sembra una cosa molto eroica, ma in realtà non lo è stata affatto: abbiamo soltanto preso quello che ci capitava, giorno dopo giorno, un po’ imprecando e molto ridendoci sopra. E il risultato, alla fine, è stato comunque un bilancio di grande soddisfazione.
Tanto è vero che, per quanto mi riguarda, questa sera sono ovviamente felice ma anche un po’ dispiaciuta, come mi succede spesso in questi casi: perchè questa piccola avventura è ormai finita (domani abbiamo ancora 20 km fino a Tours, e dopodomani mattina saliamo sul treno per Milano); perché si deve tornare alla vita normale; perché il piacere, lo stimolo e il divertimento di un viaggio di questo tipo è qualcosa che dà una sorta di dipendenza. Per rendere l’idea, questa sera a cena, dopo i brindisi di rito, abbiamo iniziato a pensare a quanti km mancano per arrivare all’oceano (poco più di 300, per la cronaca) e a quanti giorni ci vorrebbero per “completare il giro”…

Insomma, il maltempo ci ha stancato, ma non ci ha piegato: è già quasi ora di pensare al prossimo progetto. Tanto più che, statisticamente, ci dovrebbero spettare svariate settimane di sole splendente.
A domani, per gli aggiornamenti da Tours!