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SE CE L'HO FATTA IO

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“L’altro” Oltrepò

25 aprile 2024 By Monica Nanetti

Terza e ultima puntata del mio piccolo tour nella Lombardia meno nota. In questo caso, mi tocca confessare ancora una volta la mia ignoranza geografica: ho scoperto solo in questa occasione, infatti, che nella regione esiste un secondo Oltrepò, oltre a quello pavese. È l’Oltrepò Mantovano, fonte di notevoli sorprese. Il panorama è decisamente diverso da quello collinare a sud di Pavia: si torna alla grande pianura.
Qui, come pure nell’area a nord del fiume, a fare da filo conduttore è di nuovo l’acqua, perché oltre al Po la zona è solcata anche dal Mincio e dall’Oglio: il che significa, per estensione, che è solcata anche da ottimi percorsi ciclabili che seguono gli argini dei grandi corsi d’acqua.

Per esempio è qui, a Torre d’Oglio, che si conclude la Ciclovia dell’Oglio che avevo percorso tempo fa partendo da Edolo: il punto di arrivo è un bellissimo ponte di barche, quasi nel punto in cui l’Oglio si immette nel Po, nei confronti del quale devo avere però qualche maledizione. La volta scorsa non ero riuscita ad arrivarci perché una specie di uragano mi aveva fermato all’ultima tappa del viaggio e costretta a ritornare anticipatamente a casa con le pive nel sacco; questa volta, sempre per maltempo, era lui ad essere chiuso… morale: mi toccherà tornarci, perché ormai è una sfida.

Non che mi costi molto, del resto: di giri in bici da fare da queste parti ce ne sono in abbondanza, a cominciare dall’itinerario Destra Po, che poi è anche parte della grande ciclovia EuroVelo 8 (che nella sua estensione completa collegherebbe Cadice, in Spagna, a Limassol a Cipro, tanto per sognare un po’). Comunque, anche limitando i propri giri a tranquille sgambate, le cose belle e interessanti da vedere non mancano: per esempio a pochissimi km dal ponte di barche, a San Matteo delle Chiaviche, si trova una struttura che lascia a bocca aperta. È il centro documentazione dell’Ecomuseo Terre d’Acqua fra Oglio e Po, ricavato da un’ex centrale termoelettrica di dimensioni monumentali, che ospita immensi motori utilizzati in passato per la gestione delle acque insieme a notizie e informazioni sul complesso e affascinante sistema idrogeologico della zona.
Proprio lì accanto, infatti, si trova l’impianto idrovoro di San Matteo delle Chiaviche, a tutt’oggi perfettamente attivo (anzi, per dimensioni uno dei più grandi di tutta Europa, secondo solo all’Olanda). Il suo ruolo è quello di regolare il flusso delle acque dei sistema di canali che percorrono la zona (un bacino idraulico di circa 32 mila ettari), facendo da “stanza di compensazione” e pompandole nell’Oglio in caso di afflusso eccessivo, con una portata complessiva che arriva fino a 78 metri cubi al secondo; che detto così rende poco, ma è una quantità fenomenale. Mi rendo conto che questa mia è una spiegazione sconnessa e imprecisa che farebbe rabbrividire un addetto ai lavori, ma l’idraulica non è il mio forte. Resta, però, il fascino pazzesco di una costruzione quasi onirica: costruita in pieno “stile fascista” e terminata nel 1939, è stata progettata dal celebre architetto Piero Portaluppi ed è un fabbricato di quasi 200 metri di larghezza per 35 di profondità sotto il quale, da un lato, entrano tre grandi canali, mentre il lato opposto fronteggia un vasto bacino al di là del quale si trova il fiume.
Entrarci dentro (ogni tanto organizzano visite guidate, vale la pena di informarsi), sentire i grandi motori e le pompe in azione con il rumore e le vibrazioni che si diffondono in tutto l’edificio, è una cosa che ti rende tangibile la gigantesca potenza delle acque e la genialità del lavoro necessario a controllarle e contenerle. A rendere il tutto più emozionante, poi, è l’informazione che l’intero edificio – con le sue sterminate dimensioni e i suoi possenti e pesantissimi macchinari grandi come intere stanze – è in realtà una sorta di palafitta, dal momento che è interamente fondato su pali di castagno infissi nel terreno: nonostante sia saldo da quasi un secolo e abbia resistito senza un plissè a robusti terremoti, sapere questa cosa mentre ci sei dentro e senti le acque ruggire mi ha regalato una certo brivido… ma questo è un esempio del fatto che a volte l’ignoranza fa stare più tranquilli.

Per il momento, dalle terre di Lombardia è tutto. Adesso è ora di darsi da fare perché la partenza del prossimo viaggio è sempre più vicina. Dove, come, cosa ve lo racconto nel prossimo post… e poi, come al solito, strada facendo.

Stay tuned!

S.Matteo delle Chiaviche. Spiegazione di come funziona l’impianto idrovoro. Per fortuna non ha interrogato

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: #oltrepo #oltrepomantovano

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