Eccoci qui: dopo un’altra ottantina di km seguendo la Via Postumia siamo arrivati a Piazzola sul Brenta, in un pomeriggio di caldo che ha toccato i 35 gradi ma evitando, quantomeno, i violentissimi acquazzoni che si sono scatenati verso sera nei dintorni.

Anche quest’oggi il percorso ci ha riservato spettacoli straordinari: il lunghissimo tunnel verde di alberi che parte da Treviso e prosegue perfettamente dritto per molti km (sul tracciato, mi hanno detto, di una vecchia ferrovia militare); surreali piazze sterminate, circondate da eleganti colonnati, in piccolissimi paesi semideserti nel bel mezzo della pianura, come la Rotonda di Badoere; la fitta foresta intorno alle sorgenti del Sile, che si attraversa passando su passerelle di legno; i grandi pioppeti in cui si incontrano coppie di fagiani a passeggio; suggestive città storiche circondate da mura, come Castelfranco Veneto e Cittadella. E infine la sorprendente Villa Contarini di Piazzola sul Brenta: una tra le più grandi ville venete, costruzione monumentale (quasi una piccola Versailles) affacciata su una grande piazza con un colonnato.

Altrettanto sorprendente il fatto che, nonostante sia una straordinaria attrattiva turistica, Piazzola non offra molte sistemazioni per la notte. Disponibilità che calano ulteriormente in una sera come questa, alla vigilia (abbiamo scoperto solo poche ore fa) di un grande concerto di Vasco Rossi a pochi km da qui. Così abbiamo dovuto adattarci a dividerci in due diversi b&b, ritrovandoci però per una pantagruelica cena a base di bigoli, baccalà e altre tipiche squisitezze locali.
Insomma, la Via Postumia ci sta offrendo molto; anche se, va aggiunto per completezza, ci sta anche chiedendo parecchio in termini di sforzo, tanto è vero che anche questa sera, più che mai, siamo tutti piuttosto stremati. Il fatto è che non è facile passare da ciclovie note, sperimentatissime e ben organizzate a un percorso che è invece di tipo “pionieristico”, in cui l’itinerario procede a zigzag su strade non pensate specificamente per le due ruote ed è indicato da frecce gialle tracciate qua e lá con un pennello e della vernice (opera titanica e meritevolissima di un gruppetto di volontari capitanati da quel matto di Andrea Vitiello).

E soprattutto, non è facile abituarsi al salto di qualità tra “ciclovia” e “cammino”: che è – come dice la parola stessa e come è appunto il caso della Via Postumia – un itinerario pensato soprattutto per camminatori, per gente che procede con ritmi addirittura più lenti dei nostri e le cui esigenze sono profondamente differenti. Per chi cammina non importa (anzi, è quasi un piacere) camminare su piccoli tratturi con l’erba che arriva al polpaccio, o su stradelli che alternano fango e ghiaino instabile, o su sterrati pieni di buche. Tutte situazioni che, invece, per chi pedala fanno una bella differenza. 80 km con tratti di questo tipo di fondo stradale, con in più l’esigenza di un’attenzione costante per non perdersi la segnaletica, sono una faticaccia non paragonabile neanche lontanamente alla stessa distanza percorsa, tanto per dire, sulla ciclabile del Danubio.

In breve, qui il gioco si fa duro; e anche se guardando la cartina sembra che ormai l’arrivo sia a portata di mano, è qui che le difficoltà vengono fuori, insieme alla stanchezza. Certo, quando saremo tornati questi saranno alcuni dei momenti che ricorderemo con maggiore emozione ed entusiasmo; e la Via Postumia, con le sue meraviglie, sarà una memoria bellissima con cui molesteremo a oltranza amici e parenti. Anche se, in questo preciso momento, stiamo un po’ soffrendo l’indispensabile cambio di pelle da “cicloturisti” a “viaggiatori con bicicletta”. Ma non è forse in questo modo che si cresce e si impara?
A domani!!