
Di ritorno da una brevissima e intensissima puntata alla Fiera del Cicloturismo (un sacco di amici, un sacco di novità interessanti, un sacco di belle energie), sto catapultandomi in Monferrato dove domani – insieme ad alcuni amici- partiremo per un piccolo tour esplorativo.
Piccolo poi neanche tanto: 450 km e 6000 d dislivello non sono esattamente un giretto.La novità, però, è che per la prima volta saremo tutti in sella a bici a pedalata assistita, di cui la mia SuperBigia è esimia rappresentante.
Un gran cambiamento, non c’è che dire. Ma anche un cambiamento necessario, per venire a capo del “grande viaggio” del prossimo giugno, di cui racconterò meglio a tempo debito e che rende decisamente indispensabile un ausilio elettrico.
Sta di fatto che, prima di lanciarci su più lunghe distanze e su località un po’ più remote, era indispensabile prendere confidenza con questo nuovo mezzo e capire come gestirlo al meglio. Il tutto affrontando un percorso “collinare”, termine apparentemente innocuo dietro cui si nascondono alcuni degli itinerari più spaccagambe del continente.
Così, la scelta è caduta su un percorso che ci ha affascinato fin dal nome: la Ciclocavalcata Aleramica del Monferrato.
Ma i motivi di fascino promettono di essere molti altri: innanzitutto gli stessi panorami del Monferrato, con i loro pendii verdi, i vigneti, i paesi color mattone appollaiati in cima alle colline. Zone poco conosciute, rispetto alla loro oggettiva bellezza, e tutte da scoprire.
E poi, c’è la storia che ha ispirato questo strambo itinerario, che risale addirittura al medioevo e che regala al tutto un sapore speciale.
…
Storia che però vi racconterò nei prossimi giorni, perché adesso incombono i millemila preparativi per la partenza e io – come sempre – sono in ritardo e nel pieno del caos.
So già che avrò un bel po’ di cose di cui parlare, incluse una serie di considerazioni sul mio “passaggio all’elettrico”.
Ma adesso è proprio ora di uscire di casa e mettersi a pedalare. Seguono aggiornamenti!
