Ci sono domande che non si dovrebbero fare mai, perché toccano temi delicatissimi e scatenano sensibilità esasperate. Per esempio, l’altezza dei campanili: provate a fare una ricerca sui campanili più alti d’Italia, o di una singola regione, e vi ritroverete in men che non si dica in una selva di diatribe, rivendicazioni, misurazioni, discussioni da cui non riuscirete a uscire se non con zero certezze e una gran confusione in testa.
La (lecita) domanda è: perché mai venerdì 9 agosto, con un caldo tropicale e con il mondo intero in vacanza, mi faccio venire curiosità del genere?
Il fatto è che mi trovo a Dolo, sulla riviera del Brenta, un delizioso paese il cui altissimo ed elegante campanile rivendica qualche record: quale, francamente non so; il secondo (o terzo, o quarto) più alto del Veneto? La presenza nella top ten (o top fifteen, o top twenty) d’Italia? Meglio non approfondire, per non trovarsi in un vespaio di misurazioni contraddittorie.
Quel che è certo è che Dolo e la sua skyline furono un soggetto molto amato dal Canaletto, che le ritrasse in numerosi capolavori. E altrettanto certo è che ancora oggi questo è un piccolo luogo affascinante e accogliente, come lo sono un’infinità di borghi sparsi per tutta Italia.
Ne ho avuto la conferma, una volta di più, il questo mio viaggio – improvvisato un po’ all’ultimo momento – alla scoperta di una parte del tratto italiano della Via Romea Strata.
Un percorso che, nella sua totalità, parte dal mar Baltico e raggiunge (come dice il nome) Roma, valicando le Alpi al Tarvisio. Un itinerario un po’ fuori dai tracciati più noti, che attraversa anche una parte di Friuli poco considerato dai consueti circuiti turistici (ma non meno affascinante, e proprio per questo più autentico), che si inoltra nei panorami rarefatti della laguna veneta e che si spinge nella grande pianura al di là del Po, con le sue atmosfere vagamente oniriche.
La Romea Strata prosegue poi verso l’Appennino (che valica in un luogo che già dal nome è tutto un programma: il Passo della Croce Arcana) e verso Roma, ma per me è tempo di tornare a casa. Anche perché, confesso, trovarsi “on the road” a 36 gradi sotto il sole a picco è una prova fisica da prendere a piccole dosi.
Però non finisce qui: vi invito caldamente a tenere d’occhio questo “nuovo” percorso (nuovo per dire, visto che risale al basso medioevo), perché anche solo da questo primo assaggio racchiude meraviglie da non perdere.
Ne riparleremo, insomma.
Intanto eccovi un piccolo medley di foto a casaccio, senza alcun ordine logico, cronologico o geografico: non state a chiedermi dove è cosa, lasciatevi solo trasportare dalla suggestione. Sono sicura che è tutto ciò che serve per ritrovarvi con una gran voglia di mettervi in cammino.
Buona estate!!
