Una cosa è certa: devo imparare a calcolare meglio le distanze sulle mappe, perché non è la prima volta che mi frego con le mie mani sottostimando il reale chilometraggio della giornata.
Questa volta in particolare: a fine giornata i chilometri erano 125, più di quanti ne abbia mai percorso in vita mia in un’unica tappa (e in più con le bici cariche).
Un po’, bisogna ammetterlo, ci si è messa anche la sfortuna alla partenza, all’uscita da Regensdorf. Per chi non lo sapesse, girare in bici in Svizzera ha una strana caratteristica: molto raramente si dispone di tracce gpx. Questo perché qui hanno un sistema onnicomprensivo (si chiama SvizzeraMobile) disponibile on line, che mappa tutti i percorsi immaginabili: a piedi, in bici e sui pattini, d’estate e d’inverno. Peccato però che questo sistema sia disponibile solo online, cioè per consultarlo devi essere connessa a internet, e in Svizzera non c’è roaming (e pochi o zero gestori ti offrono pacchetti decenti che comprendano anche questo paese): il che significa che puoi collegarti solo quando trovi un Wi-Fi.
Tutto questo spiegone per giustificare il fatto che non siamo poi così scemi. Ma la sfiga ci ha messo lo zampino. L’assenza di tracce gps è infatti compensata da un’accuratissima segnaletica: basta seguire le frecce marroni con la scritta azzurra della tua Ciclovia (la 5, nel nostro caso) e il gioco è fatto, senza grossi problemi. Peccato solo che, a qualche chilometro dalla partenza, ci fosse la deviazione più controintuitiva del percorso (una curva a U in un viottolino seminascosto) e che il relativo cartello – abbiamo scoperto poi – era coperto da un enorme tir in parcheggio.
Morale: persi nella campagna e completamente disorientati, abbiamo girato in tondo per una dozzina di km, con qualche salita non indifferente, ritrovandoci alla fine esattamente al punto di partenza.
Un esordio non proprio incoraggiante, compensato però dal resto del percorso, che è un vero piacere. Facile e rilassante, con saliscendi poco impegnativi, si svolge in buona parte all’interno di boschi verdissimi. Per un lungo tratto costeggia il fiume Aar, che dopo gli uragani di ieri era uno spettacolo davvero inquietante: gonfio e tumultuoso, pieno di fango e ramaglia, in certi punti era salito tanto da arrivare letteralmente a pochi centimetri dalla pista ciclabile, e confesso che faceva pure un po’ fifa.
Altra cosa che sto scoprendo di questa zona della Svizzera, dove non ero mai stata, è una campagna straordinaria fatta di piccoli villaggi di vecchie case, con i più giganteschi tetti di piccole tegole che mi sia mai capitato di vedere. Veri e propri muri quasi verticali (il che la dice lunga su quanto deve piovere da queste parti), altissimi e imponenti, fanno sembrare qualunque abitazione o granaio una specie di cattedrale, e quando si raggruppano in paesi e città offrono in colpo d’occhio bellissimo.
Come nella cittadina di Baden, alta sul fiume con i suoi palazzi antichi, dove ci siamo fermati per una pausa al bar quando ancora non eravamo consapevoli della faticaccia che ci aspettava: un borgo vivace e suggestivo, che merita senza dubbio una visita.
Come sicuramente la merita la località dove abbiamo dormito (altro nome utile: Baseltor Hotel, ricavato dalla ristrutturazione di una antica casa in pieno centro, che ha anche un ristorante eccellente), Solothurn. Cittadina che, curiosamente, su gran parte delle mappe on line viene identificata con il suo nome italiano: quello di Soletta, che personalmente mi suona un po’ buffo e con qualche eco di tipo ortopedico.
Solothurn/Soletta, comunque, è un vero gioiello: un grande centro storico di case antiche sovrastato da un enorme torrione e con una splendida cattedrale barocca… una località che ti stupisci non sia più conosciuta.
Nel frattempo, Giovanni è come al solito diventato vittima dell’entusiastico ottimismo con cui Annita e io affrontiamo gli imprevisti: ieri, dopo una novantina di km e quando era ormai evidente che ne mancavano almeno altri 30, ha iniziato a darci delle squilibrate (e forse non ha neanche del tutto torto) e a dire che è l’ultima volta che viene con noi. Noi, nel frattempo, facevamo del nostro meglio per nascondergli le preoccupanti segnalazioni chilometriche che a un certo punto, chissà perché, sembravano aumentare anziché diminuire… ma alla fine si capisce che se la sta godendo anche lui, anche nel suo ruolo di brontolone riconosciuto.
Vabbè, per ora è tutto. La prossima tappa, ad un’analisi più attenta, minaccia di essere lunga più o meno come la precedente, ma con un vantaggio: stiamo arrivando sui laghi (quello di Biel e poi quello di Neuchatel) e se le cose si mettessero male credo che potremo sempre fare conto su un panoramico e rilassante battello.
Vi farò sapere. Nel frattempo, iniziate anche voi a programmare un giro in bici, lungo o corto che sia: assicuro risultati immediati sull’umore e sul benessere.
