Dal “Manuale pratico del cicloturista”, capitolo uno: “Se il meteo della giornata è stato pessimo, in alto i cuori; vuol dire che si è sfogato e che è in arrivo un miglioramento”.
Lo pensavamo anche noi, dopo la giornata di ieri sotto una bufera di pioggia e di vento. E ne eravamo ancor più convinti questa mattina, quando ci siamo svegliati ad Airolo con un cielo timidamente tendente all’azzurro.
Poi siamo saliti con le nostre bici sul treno che in una quindicina di minuti ci ha scodellato a Goetschenen, dall’altra parte del Gottardo, e ci siamo resi conto che di margine di peggioramento ce n’era ancora. Già, perché lì c’era la neve: ma non qualche chiazzettina bianca sui prati. Parlo della neve vera, alta una decina di centimetri, che ricopre il piazzale della stazione, ti bagna istantaneamente le scarpe e non invade la strada solo grazie al provvidenziale intervento dello spazzaneve; e ovviamente, come corollario, un freddo barbino.
Ma non avevamo molte alternative: ci siamo messi addosso tutto quello che avevamo (per un attimo ho considerato di infilare anche il pigiama come strato ulteriore) e ci siamo buttati giù per la discesa, sperando che le cose migliorassero con il diminuire della quota.
Dopo pochi km, la neve in effetti è sparita, anche se il tempo è rimasto il solito: freddo, uggioso e piovvigginante.
Una lunga discesa divertente (resa ancor più appagante dal maligno piacere di vedere, di tanto in tanto, scorci dell’autostrada completamente bloccata da una coda storica), ed eccoci a fondovalle, ad Altdorf (il paese di Guglielmo Tell, con tanto di monumento) e dopo poco sulle rive del lago dei Quattro Cantoni.
In effetti quella di oggi è stata sostanzialmente una tappa riposante: 60 km complessivi, di cui una parte in discesa, intervallati dalla piacevole esperienza di una mini-crociera sul lago. La parte di ciclovia che costeggia la metà meridionale del lago dei Quattro Cantoni, infatti, è vivamente sconsigliata dallo stesso sito ufficiale delle ciclabili svizzere perché stretta, trafficata e piuttosto pericolosa. L’alternativa è percorrere questa tratta in battello, cosa che abbiamo fatto, e ne è valsa la pena. Un’ora e mezza a bordo di una vera e propria nave da crociera, nuovissima e superattrezzata, (all’inizio pensavamo fosse un mega yacht privato) ad ammirare le sponde del lago e a pranzare comodamente.
Sbarcati a Beckenried, altri 25 km (sotto l’acqua, che ve lo dico a fare?) a bordo lago ed eccoci a Lucerna, a dormire in quello che è stato definito “il primo bike hotel della città”: l’hotel Continental Park, in pieno centro, a due passi dal monumento più famoso del luogo, che in realtà è un ponte. Parlo del Kapellbrucke, un bellissimo ponte antico coperto e interamente in legno, che attraversa il fiume facendo un’elegante curva. Dell’originale, purtroppo, non ne rimangono che pochi metri perché nel 1993 è stato devastato da un incendio, che per la gente del posto ha rappresentato un vero lutto. È stato quindi ricostruito a tempo di record, ed è tornato ad essere comunque un luogo molto suggestivo (come pure la parte antica della città, piena di grandi palazzi dai muri affrescati).
Per il resto, non c’è molto da segnalare, se non la feroce lotta tra Giovanni e Dazn, di cui prima della partenza si era scaricato l’applicazione sul telefonino per seguire la partita Inter-Juve (cosa che stava già assaporando dal mattino). Invece, niente: tentativi, maledizioni, settaggi di ogni tipo, ma il diabolico marchingegno ha continuato a proporgli partite di calcio come Kyoto-Kobe, tornei di polo a Dubai, prove di motociclismo in qualche sperduto stato del sud-est asiatico… ma dell’Inter neanche l’ombra. Fare il cicloturista è anche una vita di sacrificio…
Domani tappa lunga: circa 90 km per arrivare poco prima di Basilea. Però il grosso delle montagne dovrebbe essere finito e forse potremmo addirittura evitare la pioggia. Ma ormai non ci credo del tutto. Incrocio le dita, e domani vi dico come è andata.