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La ciclovia Voghera-Varzi & dintorni

24 aprile 2024 By Monica Nanetti

Lombardia poco nota, seconda parte. Anche se, in realtà, in questo caso mi sono trovata in posti tutto sommato più conosciuti e frequentati: le zone dell’Oltrepò Pavese. Sono pochi chilometri dalla Lomellina di cui parlavo nel post precedente, ma il panorama è completamente diverso: dalle grandi spianate del “mare a quadretti” formato dalle risaie, si passa a scenari collinari che a poco a poco (ma pure con qualche salita non proprio agevole) ti fanno salire fino a che i campi coltivati non lasciano il posto a boschi verdissimi.
Per chi va in bici, questi sono i luoghi della ormai famosa ciclovia Voghera – Varzi, itinerario che raccomando vivamente: facile da raggiungere in treno dalla città, ben segnalata e ben tenuta, sicura e separata dal traffico automobilistico, con quel tanto di salite  non troppo faticose e di cambi di panorama per non essere mai noiosa, è un vero spasso (dati tecnici: 35 km di lunghezza per 350 metri di dislivello positivo). Già solo seguendo questo itinerario, si raggiungono località che meritano una sosta: Rivanazzano, Salice Terme (con i vecchi stabilimenti termali che sono finalmente in corso di ristrutturazione), Ponte Nizza… e poi, ovviamente, Varzi. Che si fregia giustamente del titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia, con il suo centro storico medievale percorso da profondi portici dove sostavano i mercanti del passato (ci troviamo sullo storico percorso della Via del Sale), con le sue chiese seicentesche delle diverse confraternite, con le sue torri (quella “delle Streghe” accanto al castello Malaspina offre panorami stupendi, ma saliteci solo se avete fiato, gambe buone, nessuna paura del vuoto e neanche un accenno di claustrofobia), con i suoi vicoli che percorrono i tre livelli su cui è costruita la cittadina. La quale, purtroppo, ha subito nel recente passato un importante fenomeno di spopolamento di cui si sta cercando ora di invertire la tendenza, forti di una qualità della vita decisamente alta (e una dimostrazione grafica è data dalle tante saracinesche chiuse, che sono state affrescate con immagini coloratissime e piene di energia). Per avere conferma dell’arte del buon vivere di questi luoghi basta visitare una delle molte cantine in cui stagionano i famosi salami di Varzi, insieme ai vini locali (Bonarda & c.) e a una serie di prelibatezze poco note che non vi sto a descrivere perché vi conviene scoprirle sul posto.

Sempre seguendo la valle dello Staffora percorsa dalla ciclovia, ci sono anche una quantità di bellissime deviazioni. Per esempio, da Ponte Nizza potete salire in meno di 5 km a Pizzocorno, dove si trova una struttura che vale la pena di visitare: Oranami è un’azienda agricola a ciclo completo, condotta da due sorelle meno che trentenni con una passione, una competenza e un’energia rare. Le coltivazioni sono rigorosamente biologiche, le capre e le vacche sono allevate naturalmente e nutrite con quanto prodotto nella stessa azienda, i formaggi realizzati nel caseificio derivano unicamente da questa filiera (e sono, chevvelodicoaffare, buonissimi). Insomma, una visita qui è un’esperienza che merita (e pure un po’ di spesa da portare a casa).

E merita anche un’altra meta, anche se ciclisticamente più impegnativa: se avete voglia di farvi delle salite più toste e/o se siete in sella a un’e-bike, potete proseguire dopo Pizzocorno, sulla stessa strada, fino all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, a 680 metri di altitudine: qui si trova un complesso monastico (nato appunto da un eremo dell’anno mille) che ospita dei coloratissimi affreschi tardo quattrocenteschi e un belvedere spettacolare sulla vallata.
L’ennesima leggenda smentita dagli storici vuole che qui si trovasse anche la prima tomba di Edoardo II il Plantageneto, re d’Inghilterra all’inizio del 1300: confesso che non ho capito che cosa ci facesse il buon Edward da queste parti, ma giusto per rendere l’idea di come si sia trasformata nei secoli l’importanza di questi luoghi e degli itinerari che li percorrono.

Quindi, altro giro da segnare per una giornata (o due, o tre…) fuori porta: anche in questo caso, il treno da Milano a Voghera impiega meno di un’ora; ma gli ambienti, i colori, le luci sono tanto diversi da dare l’idea di una vera vacanza.

Nel piccolissimo museo che racconta le origini ferroviarie della ciclovia Voghera-Varzi, rassicuranti disposizioni di sicurezza

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: #oltrepopavese #vogheravarzi

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