• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / In bici / In Carinzia come a Saint Tropez

In Carinzia come a Saint Tropez

24 novembre 2019 By Monica Nanetti

Breve cronaca di un weekend coi fiocchi: una trasferta a Velden, in Carinzia, ospite in un posto incredibile. E con l’occasione, ho scoperto una cosa molto interessante: e cioè che pur non avendo sbocchi sul mare, anche l’Austria ha la sua “Costa Azzurra” fatta di spiagge, barche da crociera, ville eleganti e locali alla moda con i più noti personaggi del jet-set di lingua germanica. Tutto questo succede sulle rive di un lago a pochi distanza dal confine italiano di Tarvisio: questa destinazione “top” è il Wörther See, un lago dalla forma di “S” sdraiata, che ha al suo estremo orientale la capitale della regione, la città di Klagenfurt.  All’estremità opposta si trova quella che, per continuare il paragone, è la “Saint Tropez austriaca”: la cittadina di Velden, meta abituale di tutta l’Austria che conta.

E proprio a Velden c’è un albergo il cui nome a noi potrà dire poco, ma per tedeschi e austriaci è un autentico mito: il Falkensteiner Shlosshotel Velden, infatti, non è solo un hotel 5 stelle di grandissimo lusso (la ristrutturazione, effettuata dal proprietario della catena di supermercati Billa, è costata qualche anno fa oltre 160 MILIONI di euro), ma ha alle sue spalle una storia affascinante, sia nella sua parte più antica (costruito nel 1603, distrutto da un incendio nel 1762, ricostruito e convertito in albergo nel 1891), sia in epoca molto recente: negli anni 60 è stato di proprietà del celebre playboy (nonché marito di Brigitte Bardot) Günter Sachs, ha visto sotto il suo tetto personaggi del “bel mondo” internazionale ma soprattutto, all’inizio degli anni 90, è stato l’ambientazione e il co-protagonista di una serie televisiva di straordinario successo, intitolata per l’appunto “Ein Schloss am Wörthersee” (“Un castello sul lago di Wörth”). Una specie di “Love Boat” lacustre, con alcuni tra gli attori germanici più popolari e amati; insomma, quanto basta per rendere questo albergo, con le sue caratteristiche torrette e il suo color “giallo asburgo”, uno degli hotel più famosi di tutta l’Austria, secondo solo al leggendario hotel Sacher di Vienna.

Non vi racconto troppo del posto, delle sue suite sterminate e della strepitosa spa/centro benessere, perché non voglio infierire sul vostro (e sul mio) lunedì: vi basti sapere che è un autentico luogo da sogno. Tanto più in questa stagione, in cui da queste parti sono già iniziati i riti dell’Avvento, tra fantastiche luminarie, mercatini tipici e profumo di vin brûlé (beh, non solo profumo… bisogna pure scaldarsi, ogni tanto!)

Peccato solo per il brutto tempo, che ha reso tutto grigio e umido; non tanto brutto, comunque da impedirmi di prendere in prestito una mountain bike dall’albergo e partire in solitaria per un’escursione tutto intorno al lago.

E come al solito, quando si monta in sella e si iniziano ad attraversare luoghi mai visti prima, la magia si riproduce: allegria, energia, divertimento e un’inimitabile sensazione di libertà. In una sessantina di km ho percorso il giro completo del lago, allungandomi fino al delizioso centro storico di Klagenfurt (e alle sue altrettanto deliziose pasticcerie… ma che ve lo dico a fare?).

E poi, la riconferma una volta di più che l’Austria è un paese perfetto per chi pedala: piste ciclabili ovunque, attrezzature ad hoc e massimo rispetto degli automobilisti, per i quali il ciclista è a pieno titolo un utente della strada a tutti gli effetti, con il diritto di circolare in piena sicurezza.

Detto così sembra quasi una cosa logica e scontata; ma se penso alla situazione italiana mi viene parecchio nervoso. Solo in questo weekend due tra le più forti cicliste del nostro paese (Vittoria Bussi e Letizia Paternoster) sono state travolte, per fortuna senza gravi conseguenze; non passa giorno senza la notizia di incidenti mortali; c’è una ostilità diffusa, un vero e proprio astio da parte di una nutrita fetta di automobilisti nei confronti dei pedalatori: basta fare un giro sui social per capire come, in Italia, i ciclisti siano spesso considerati dei veri e propri utenti abusivi, privi di ogni diritto e da combattere perché si tolgano di mezzo e lascino alle auto tutto lo spazio a cui “hanno diritto”.

Meno male che, se si cerca con attenzione, in Italia ci sono anche tracciati protetti, argini, provinciali a bassissimo traffico. Ma basta avventurarsi per pochi km su una qualunque strada normale, perché la situazione cambi radicalmente in peggio. Questo generale atteggiamento di considerare una bici come – nella migliore delle ipotesi – una stravagante seccatura e un intoppo al traffico che sarebbe meglio eliminare, è a mio parere un tristissimo indice di inciviltà, di ignoranza di base, di ottusa prepotenza per cui detta legge chi “è più grosso”. Una cosa che, ogni volta che ci penso, mi indigna profondamente.

Spero davvero che tutte le iniziative legate alle due ruote che stanno fiorendo un po’ in tutta Italia, dai festival all’ideazione di nuovi tracciati, servano davvero a farci diventare, un po’ alla volta, un paese più civile. Certo che, a guardare per esempio l’Austria, la strada è ancora lunga.

Filed Under: In bici, Viaggi

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy