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Il Marocco su due ruote

2 gennaio 2018 By Monica Nanetti

Eccomi qui, risbucata dal sud del Marocco dopo una settimana di viaggio tra fuoristrada e bicicletta, quasi sempre fuori portata da linee telefoniche e connessioni internet. È stata una bellissima esperienza, a metà strada tra lavoro e vacanza, che mi ha confermato che il deserto ha un fascino che nessun altro luogo al mondo può vantare: gli spazi, i cieli stellati, i colori che cambiano in continuazione, le piccole preziose tracce di vita che si fanno testardamente largo in un contesto ostile (a proposito, ho scoperto che in Marocco ci sono grandi aree brulle e sassose in cui, incredibilmente, l’unica cosa che cresce è la rucola, profumatissima), le dune di sabbia con le loro forme plastiche.
Marocco con asino

E poi c’è stata la fortuna di poter godere di un’abbinata probabilmente unica: una guida (Luca Santini di Fat Bike Paradise) che conosce l’Africa e i deserti come le sue tasche e che è in grado di portarti fuori dalle piste battute, in angoli remoti e spettacolari; la disponibilità di Fat Bike a pedalata assistita, ancora una rarità sul mercato, che si sono rivelate un mezzo divertentissimo per attraversare deserti sassosi e per giocare a fare su e giù da dune sabbiose e ripidissime: una cosa che altrimenti non sarei mai stata in grado di fare. In effetti, anche con una “bici elettrica” non è che non si faccia fatica: perché è vero che lei ti restituisce, potenziata, una percentuale dello sforzo che imprimi sui pedali, ma se lo sforzo non ce lo metti tu, non succede proprio nulla… e alla fine 50 km al giorno salendo e scendendo da dune e attraversando pezzi di deserto non sono comunque uno scherzo, in termini di impegno fisico.

Marocco con carrettoInsomma, è stata un’esperienza molto diversa dal mio modo di viaggiare abituale: su un’ebike anziché su una bici normale; con un’organizzazione alle spalle che pensava a tutti i problemi pratici, trasporto bagagli incluso; in gruppo anziché in modo indipendente; per lavoro (seppure divertentissimo) anziché per vacanza. E anche se continuo ad essere, come idea di base, una viaggiatrice “indipendente”, devo dire che si è trattato di un’esperienza estremamente positiva: merito dell’organizzazione (ottima), ma anche dei luoghi visitati (se non siete mai stati in Marocco, fatelo, e non limitatevi a Marrakech o alle città imperiali: il vero paese è a sud, oltre le montagne dell’Atlante, e offre tesori sorprendenti e persone cordiali e ospitali); e merito anche di un gruppo di compagni di viaggio allegri, intelligenti, interessanti. Persone che sono stata felice di conoscere e con cui spero possano nascere nuove amicizie.

Marocco in tendaTutto sommato, quindi, questo 2018 nasce sotto buoni auspici, nonostante tutte le preoccupazioni e le incertezze che ogni tanto mi assalgono a tradimento quando penso al futuro. E l’augurio è che sia un anno pieno di cose belle anche per chi sta leggendo questo post: se proprio dovremo veder spuntare nuove rughe sulla nostra faccia, speriamo che siano per il troppo sorridere.
Marocco architetturaPs: l’organizzazione del viaggio prevedeva anche due sessioni di yoga al giorno, al mattino e alla sera, con un bravissimo maestro. E mi sono resa conto che dopo svariate ore a pedalare, è un toccasana sorprendente. Quindi ecco il primo buon proposito per il nuovo anno: almeno mezz’ora di posizioni base ogni mattina e dopo ogni uscita in bici!!

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: fat bike, Fat Bike Paradise, Marocco

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