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Il cibo come opera d’arte

16 luglio 2025 By Monica Nanetti


Inizio la cronaca di questo mio secondo giorno di viaggio sulle colline parmensi con una nota tecnica ad uso di chi, come me, non è particolarmente acuto nella lettura dei dati.

È bene che sappiate che, come regola generale, un itinerario giornaliero di meno di 30 km (28 nel caso specifico di oggi) è una passeggiata assolutamente leggera; e che un dislivello positivo giornaliero di 360 metri non è niente di terribile. Se però questi due dati si combinano tra loro, tendono ad annullarsi a vicenda: più breve è il percorso e più le pendenze diventano concentrate e le salite bastarde.

È quello che è successo nel mio giro di oggi, che mi ha portato da Torrechiara a Sala Baganza, passando per Langhirano. Nulla di proibitivo, beninteso: ma è meglio mettere in conto qualche strappo non banale e, soprattutto, è meglio evitare di farlo sotto il sole a picco a 32 gradi.

Comunque eccomi qui, sana e salva, spaparanzata nella camera del mio fighissimo hotel di Sala Baganza (Cortaccia Sanvitale – www.cortacciasanvitale.it , segnatevi questo riferimento perché merita) a mettere ordine nella quantità di cose viste, scoperte, ammirate anche in questa giornata.

Iniziata, di buon mattino, con una visita al castello di Torrechiara ancora deserto. Il fatto di essere la prima visitatrice e di aggirarmi per sale e cortili senza un’anima viva intorno aggiungeva fascino all’esperienza. Ma c’è da dire che il castello ci mette del suo, quanto a fascino: un vero gioiello, perfettamente tenuto, in cui non sai se a incantare di più sono i ricchissimi affreschi degli interni o la spettacolarità delle terrazze e dei loggiati che si aprono verso l’esterno sul panorama della pianura e delle colline sottostanti.

Anche se, proprio guardando verso il fondovalle, avevo iniziato un po’ a preoccuparmi notando che la provinciale che porta a Langhirano è  tutt’altro che priva di traffico, e pure con parecchi camion. Insomma, per quanto si trattasse solo di poco più di 5 km, non è che avessi molta voglia di farmeli a bordo strada in mezzo alle auto.

Fortunatamente non è stato necessario: ho scoperto che esiste una bellissima alternativa; un po’ più lenta e faticosa, ma anche estremamente più piacevole e divertente. Ai piedi della salita che conduce al castello si apre infatti un viottolo sterrato segnalato con il nome “Sentiero d’arte“: è un itinerario pensato per camminatori, ma che si può percorrere agevolmente anche con una gravel (tutt’al più, se si è imbranati come me, portandola a mano in qualche brevissimo passaggio un po’ ostico), che si inoltra tra le primissime colline tra boschetti e campi coltivati e raggiunge Langhirano in uno scenario completamente naturale; incontrando, di tanto in tanto, delle opere di arte contemporanea (ce ne sono una dozzina, più o meno) immerse nel verde. Alternativa consigliabilissima, insomma; tanto più che la segnaletica è ottima, e c’è pure un’app (che si chiama “Sentiero d’arte”) che oltre a spiegazioni varie fornisce anche le tracce.

Il “sentiero d’arte” a volte è un po’ wild, ma ne vale la pena

A Langhirano, mi aspettava un appuntamento di cui ero molto curiosa: il Museo del Prosciutto di Parma, rappresentante di un intero circuito museale a tema cibo realizzato nel corso degli anni in tutta la provincia. Ce ne sono ben 9 (trovate tutte le informazioni sul sito museidelcibo.it) e pur essendo molto diversi tra loro, hanno una serie di elementi che li accomunano: hanno tutti un taglio molto divulgativo, che li rende divertenti e interessanti e ti permette di scoprire sempre qualcosa che non sapevi; sono allestiti all’interno di edifici storici che già di per sé hanno grande fascino (a Langhirano è stato ristrutturato per questo l’antico Foro Boario); all’interno o nelle vicinanze c’è sempre un posto dove puoi passare alla pratica e farti una bella scorpacciata del prodotto in questione, ma questa volta con maggiore consapevolezza.

Stesso discorso, pochi km dopo, per il Museo del Salame Felino (ovviamente a Felino) e, a chiusura di giornata, per il Museo del Vino a Sala Baganza, ospitato all’interno della Rocca Sanvitale di cui dirò dopo. Insomma, la mia cultura enogastronomica si sta ampliando in modo decisamente divertente, e ho capito che questo circuito può essere il filo conduttore per un bell’itinerario tutto attorno a Parma (tra l’altro sono previsti biglietti d’ingresso cumulativi per tutti i musei, molto convenienti).

Ma torniamo sul percorso: da Langhirano mi sono infilata verso le colline (ovviamente nell’ora più calda del giorno), lungo tranquille stradine poco trafficate. Si sale e si fatica; ma la soddisfazione è tanta, perché in pochi minuti lo scenario cambia completamente: la pianura è là in basso, avvolta in una nebbia di calore, e intorno il panorama diventa un susseguirsi di costoni verdissimi, paesini tenuti come gioielli, antiche chiesette di campagna (raccomando quella di Barbiano). Senza contare che, poi, finalmente si scende e ci si gode senza sforzo lo spettacolo dal crinale delle colline… e alla fine ci si ricorda perché si è deciso di viaggiare in bicicletta.

Tappa conclusiva, dicevo, quella di Sala Baganza. E anche ultima delle sorprese del giorno; perché confesso che, dai miei ricordi d’infanzia, non mi aspettavo nulla di particolarmente interessante da questo paese. Sbagliatissimo, ma non era colpa mia: perché la grande trasformazione è avvenuta solo negli ultimi anni, con la ristrutturazione e riapertura della Rocca Sanvitale. Che, a prima vista, è “solo” un enorme edificio, imponente e severo, affacciato sulla piazza. Ma che cela invece una storia lunghissima e travagliata, custodisce all’interno splendidi affreschi e boiserie ed è oggi centro attivissimo di attività e iniziative di ogni tipo.
La ristrutturazione e l’apertura al pubblico è avvenuta per un’ala nel 2003 e per un’altra (denominata significativamente “cantiere aperto”) nel 2024, ed è un posto che merita di essere visitato: non solo per il fascino storico di questi ambienti (i più antichi, costruiti dalla famiglia Sanvitale, risalgono al Cinquecento, e la cosiddetta “ala Farnese” al Settecento) e per i grandi lavori di ristrutturazione effettuati, ma anche per le incredibili vicende che hanno interessato lo stabile. Che fu non solo oggetto di contese e passaggi di mano, ma che in epoche più recenti, nel 1820, fu in buona parte demolito dal proprietario dell’epoca (un tenente francese seguace di Napoleone) e che addirittura, dopo un periodo di abbandono totale, tra il 1940 e il 1970 fu diviso in appartamenti e dato in affitto a una quantità di famiglie, diventando una sorta di caseggiato popolare. Anche in questo caso, la storia è bellissima e richiederebbe pagine, ma non posso scrivere un romanzo al giorno. Mi riservo di farlo: nel frattempo venite qui e fatevi raccontare tutto, perché ne vale la pena.

Giornata intensa, dunque. Conclusa degnamente alla trattoria-pizzeria La Sevra, a qualche centinaio di metri dal centro di Sala Baganza (ma quanti indirizzi utili vi sto dando???): un ristorante dall’aria autentica e dalle porzioni generose, dove servono un’ottima torta fritta (qui si chiama TORTA FRITTA, tassativo. Nominate “gnocco fritto” a un parmense e non vi darà una sberla solo perché qui la gentilezza è la tolleranza regnano sovrani, ma vi guarderà come minimo come se vi foste messi le dita nel naso).

Per ora è tutto, dalla pedemontana parmense. Domani ultimi km e poi si torna a casa, con la sensazione di essermi goduta un lungo viaggio pieno di cose e di divertimento. Invece bastano due o tre giorni per farlo: segnatevelo, per quando le temperature torneranno a essere più umane.

PS: Trovate le tracce di tutto il mio giro  su Komoot, all’account “Se ce l’ho fatta io” (originale, vero??). Inclusi errori di percorso, deviazioni e ripensamenti non sempre azzeccati: quindi prendetela come ispirazione di massima, non come oro colato…

Insultare senza cedere al turpiloquio, livello master

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Parma

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