Per chi fa un lavoro come il mio le interviste sono il pane quotidiano, una cosa a cui si è ormai abituati: si fanno delle domande, si ascoltano le risposte e le si riportano per iscritto, cercando di renderne il senso nel modo più chiaro e fedele possibile.
Le cose, però, cambiano parecchio quando ci si trova dall’altra parte della barricata: perché essere intervistati è molto diverso da essere intervistatori.
È quello che mi è venuto in mente proprio in questi giorni, in cui sono stata intervistata dal sito Rolling Pandas (la mia intervista la trovate qui). Una bella chiacchierata in cui ho avuto modo di parlare di viaggi e di molto altro: motivazioni, aspirazioni, libertà e paure.
Dover rispondere a delle precise domande mi ha “costretto” a riflettere, a dare forma a concetti che spesso tendo a dare per scontati, a mettere un po’ di ordine dei miei pensieri e nelle mie sensazioni.
Un esercizio non proprio facilissimo, ma estremamente utile. Forse tutti noi, una volta ogni tanto, avremmo bisogno di venire interrogati su che cosa desideriamo realmente, sul perché facciamo le cose che facciamo: in breve, su chi siamo davvero.
Alla fine, almeno a mio modesto parere, quello che ne è uscito mi sembra un ottimo risultato. Quindi grazie, Rolling Pandas: non solo per aver appagato la mia vanità 🙂 , ma anche per avermi offerto l’occasione preziosa per fermarmi un momento a pensare.