Ho voluto scrivere questo post “a caldo”, ma potrebbe essere pubblicato con un certo ritardo per un’esigenza tecnica: sto tenendo nascosto a mia figlia (che vive all’estero) il tema di cui si parlerà, perché le farò una sorpresa – più probabilmente uno shock – quando, tra un paio di settimane, andrò a trovarla.

Niente di tragico, chiariamo subito. Anzi, in realtà l’argomento in questione è – almeno all’apparenza – piuttosto frivolo, dal momento che si parla di capelli. Ma in realtà, almeno in questo caso, c’è in ballo parecchio di più. Perché dopo alcuni anni di battaglie a base di tinture, coloranti e correttori, ho deciso di arrendermi all’evidenza: i miei capelli sono ormai decisamente grigi, e tentare di mantenere l’originario color castano scuro è una lotta persa in partenza. O meglio, un meccanismo che mi rende totalmente dipendente dal parrucchiere, da cui non mi posso allontanare per un tempo superiore ai 30 giorni e che comunque fa sì che, dopo una settimana in cui sono relativamente “a posto”, io mi ritrovi con una macchia biancastra che si allarga dalla cima del cranio, come se qualcuno ci avesse poggiato sopra una frittatina che si ingrandisce di giorno in giorno. Insomma, ero davvero stanca di vedermi con i capelli color licaone: animale che, con tutto il rispetto, non spicca tra i mammiferi per la sua bellezza.
Quindi, la grande decisione e il colpo di mano: mi sono arresa, ho ri-tinto i miei capelli del loro colore naturale e – si suppone – definitivo, cioè grigio-bianco. Confesso: la notte prima del “grande passo” non ci ho quasi dormito. E non è solo per la questione del cambio radicale di look; decidere di “diventare bianca” non è solo una scelta estetica, ma è soprattutto un grande salto nell’immagine che si ha di se stesse. Credo che poche cose siano tanto efficaci nel rappresentare gli effetti del tempo che passa quanto i capelli bianchi; e hai un bel dire che possono avere il loro fascino, che sono più raffinati, che quello che importa è che la faccia che c’è sotto sia “giovanile” (altro termine che per me indica una patetica quanto vana resistenza al concetto di invecchiamento). C’è poco da fare, tu pensi a te stessa come quando avevi trent’anni (cioè l’altro ieri, è la sensazione) e a tradimento, quasi senza preavviso, ti ritrovi a fare i conti con una signora praticamente anziana.

È un bello shock, inutile negarlo. Però voglio lanciare un messaggio a tutte le mie più o meno coetanee che si trovano nelle stesse condizioni: se avete qualche dubbio ma siete tentate di passare al capello bianco, fatelo; perché è una tuffo che fa paura, ma una volta compiuto è straordinariamente liberatorio. Non parlo del risultato estetico, che non sta a me giudicare; ma quando per la prima volta mi sono vista con la testa grigia quello che ho provato, sorprendentemente, è stata soprattutto una sensazione di leggerezza e di sollievo.
Certo, c’è un po’ di malinconia per quella Monica giovane e scura, che non ritornerà mai più. Ma credo che in fin dei conti ciascuno di noi sappia perfettamente l’età che ha davvero, e dissimularla con qualche trucchetto (dai capelli tinti fino ai casi estremi di chirurgia estetica) è soltanto un modo per nascondere sotto il tappeto un pensiero fastidioso che, proprio perché soffocato, continuerà a molestarci subdolamente.
Sia chiaro: con questo non voglio dire che “tanto vale lasciarsi andare”, al contrario. Più passano gli anni, più è necessario aver cura di se stesse da ogni punto di vista, incluso quello dell’aspetto. La questione è un’altra, e ha a che fare con la coerenza. Per come la vedo io, è inutile fingere di essere qualcosa che non si è più; molto meglio cercare di essere la miglior versione possibile di ciò che si è diventati, anche se questo richiede l’accettazione di qualcosa che fino a poco tempo prima era quasi impensabile. Concetto, questo, che mi sembra applicabile a molte altre situazioni, che vanno oltre il colore dei capelli.

Non nego che sia un passaggio non facile da digerire, anche per me che, per carattere, ho sempre guardato agli eventi futuri più con curiosità ed entusiasmo che con rimpianto: non ho visto con dispiacere il termine degli studi (“è finita un’epoca…”) perché ero piena di voglia di vedere come sarebbe stata la vita lavorativa; non ho mai pensato “peccato che mia figlia cresca, vorrei che rimanesse sempre bambina”, per il piacere di vederla diventare una donna adulta, e così via. In questo caso, però, per dirla un po’ brutalmente ma realisticamente, si tratta di accettare il fatto che si è imboccata la fase conclusiva della propria vita. Ci saranno ancora moltissimi anni pieni di cose belle, speriamo, ma è inutile girarci intorno: il giro di boa è ormai compiuto, ed è un po’ più difficile buttarsi con entusiasmo verso questo, di futuro. Eppure, la sensazione è che sia comunque meglio cavalcare gli eventi accettandoli per quello che sono, anziché subirli e tentare di nasconderli anche a se stessi.
Insomma, tra una finta giovane e una vivace signora di mezza età, preferisco la seconda ipotesi. È anche questo un modo per accettare la propria reale identità e fa sentire più rilassate, come se ci si fosse tolte una maschera inutile e pure un po’ scomoda.
Tutto questo per dire che, alla fine, sono molto contenta della scelta fatta.
Se non fosse per quella vecchietta sconosciuta che compare a tradimento dagli specchi di casa e che ogni volta mi fa prendere un colpo…
PS: avviso importante per chi fosse tentata di fare il “grande salto”: come dicono nei video, “don’t do it at home”. Il passaggio di colore è faccenda complessa e delicatissima, se non è fatta bene rischiate di trovarvi con un cespuglio di stoppe in testa. Quindi grazie di cuore a Nico Franzese, che non è solo un parrucchiere bravissimo… ma è anche un amico!!