C’è una cosa che mi preoccupa e che non ho ancora confessato: gli uccelli. Davanti al mio pseudo-balcone c’è una splendida magnolia da cui ogni primavera si alzano deliziosi e rilassanti cinguettii. In questi tempi in cui la natura sta prendendosi in bel po’ di rivincite sulla città, però, la cosa sta assumendo dimensioni preoccupanti. Siamo passati da “che meraviglia questo cip cip” a “senti come sono contenti gli uccellini”, per poi passare a “certo che per cantare, cantano” fino ad arrivare a “ma che razza di casino stanno facendo?“ pronunciato a voce altissima per farsi sentire al di sopra della cagnara ornitologica.
Io non so cosa succederà quando, tra poco più di una settimana, ricominceremo a uscire piano piano dalle nostre tane. Ma sono certa che i volatili di città non la prenderanno per niente bene, abituati com’erano.
Per carità, quello di Hitchcock era solo un film. Ma questa cosa de Gli Uccelli non mi fa stare del tutto tranquilla. Adesso vado, perché c’è un piccione che mi sta fissando di là dal vetro…