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SE CE L'HO FATTA IO

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Giro di boa

20 giugno 2021 By Monica Nanetti

Sono le nove di sera e sono affondata in una poltrona, sulla terrazza esterna del bellissimo agriturismo in cui dormiamo questa notte (Podere Belvedere, vicino a Barberino del Mugello e a due passi dalle sorgenti dell’acqua Panna: un nome da segnare!) a bere grappa e chiacchierare di tutto e di niente con i miei compagni di viaggio. C’è quella bella stanchezza sana, c’è la pancia piena dopo una cena succulenta, c’è un senso di pace e serenità soddisfatta. Se avete voglia di invidiarmi, fatelo pure perché in questo momento credo di meritarmelo.

Anche se la tappa di oggi, da Madonna dei Fornelli al Passo della Futa, non è stata poi così poco faticosa come sembrava sulla carta: poco più di 15 km e 650 metri di dislivello positivo, tutto sommato meno dei giorni precedenti, ma con alcune salite decisamente toste che ci hanno fatto sudare non poco.

Rispetto ai giorni precedenti c’è stata molta più gente lungo il percorso (forse anche perché è domenica): gruppi di ragazzi soprattutto, giovani e giovanissimi, molti dei quali dormono in tenda o bivaccano con soluzioni ancora più spartane, tipo un’amaca appesa a due alberi. Io, che sono un po’ orsa, preferisco i tracciati deserti o quasi, ma devo dire che fa piacere vedere apprezzato un itinerario così bello.

E la tappa di oggi, bella lo è stata per davvero. Anche questa volta senza attraversare nessun paese o centro abitato, ma tutta immersa in una natura spettacolare: grandi prati in piena fioritura, foreste verdissime e folte, panorami dall’alto sui profili dell’Appennino tutto intorno. Con in più delle suggestive vestigia storiche, dal momento che gran parte della tappa si svolge lungo il tracciato dell’antica Via Flaminia Militare, di epoca romana, camminando sui basolati millenari (una storia strana e quasi incredibile, questa della via romana dimenticata e rimasta sepolta tra sterpaglie e terriccio e scoperta solo alla fine degli anni ‘70 da due archeologi amatoriali, che ha dato il via a una serie di scavi, di scoperte e anche allo sviluppo della stessa Via degli Dei).

Oggi siamo arrivati al giro di boa del nostro viaggio: sconfinato da Emilia a Toscana, superata la metà del percorso e anche (spero vivamente) lasciata alle spalle la parte maggiore di dislivello positivo, inizia già il conto alla rovescia che in altri 3 giorni dovrebbe portarci a Firenze.

Una delle caratteristiche più peculiari di questo percorso, rispetto a tutti gli altri che ho sperimentato in passato, è il fatto che – come dicevo – i centri urbani attraversati sono pochissimi. In questa tappa addirittura nessuno, e anche il punto di arrivo non è un paese ma il Passo della Futa, in cui l’unica cosa che si può trovare è un ristorante dall’aria molto fané, dove rinfrescarsi con qualche birra; per dormire è necessario spostarsi di alcuni chilometri, nei B&b e agriturismi dei dintorni (che spesso, come nel nostro caso, offrono un servizio di navetta da e per il passo).

Questa assenza di paesi ha conseguenze soprattutto sui rifornimenti: sia perché bisogna portarsi appresso abbondanti scorte di acqua, sia perché anche per il pranzo è necessario attrezzarsi a dovere. Noi, dopo il primo giorno in cui abbiamo rischiato di morire di fame, ci siamo fatti furbi e partiamo sempre con un ricco panino imbottito nello zaino. In genere però i nostri rifornimenti non sopravvivono a lungo: anche stavolta, inventandoci presunti cali di zuccheri e conseguenti momenti di debolezza, ben prima di mezzogiorno ci siamo seduti in una radura e ci siamo sbafati tutto quanto.

Ma ci voleva: dopo aver fatto il pieno, la discesa nella bellissima faggeta dal monte Le Banditacce (punto più alto di tutta la Via degli Dei) è sembrata una vera passeggiata. Fino a quando, poco prima di trovare un altro pezzo di Via Flaminia Militare, abbiamo riconosciuto Enea, il Guru, l’ingegnere che condivide con Geo complicatissimi fogli di calcolo capaci di prevedere non solo quando arriveremo a Firenze, ma anche se pioverà e cosa mangerà Franz domani a cena.

Scherzi a parte, è sempre bello quando un amico ti viene incontro, che sia in una stazione ferroviaria o in un bosco centenario.

Con Enea, sua moglie Loretta e gli amici Pietro e Maria Pia, abbiamo camminato per gli ultimi 4 km fino a giungere al cimitero militare germanico al passo della Futa.

È uno spettacolo drammatico e solenne, il luogo austero vuole onorare la memoria di oltre 30mila ragazzi che durante la Seconda guerra mondiale persero la vita qui in Italia. Erano nemici, ci combattevano, ma alla fine, di fronte alla morte, non ci sono poi grandi differenze. La grande vela di pietra grigia che veglia sulle lapidi con tutti i nomi, vuole essere una preghiera al cielo e soprattutto agli uomini perché l’assurda guerra non si ripeta.

Domani si riparte, e spero di essere un po’ meno stanca in modo da raccontarvi anche qualcosa in più dei miei compagni di viaggio, oltre che del tracciato.

Intanto, come si dice: three down, three to go…

PS: grazie a Franz che ha contribuito alla stesura di questo post prima che mi accasciassi addormentata sulla sedia

Filed Under: A piedi, Viaggi Tagged With: #ftm, #fuoritempomassimo, #viadeglidei

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