Il fascino degli aeroporti formato mignon: in quello di Bagan gli addetti vengono al taxi, ti prendono le valige, te le portano al check in e poi le trasportano a mano, con l’aiuto di un carrettino, fino alla stiva dell’aereo. Nel frattempo, un altro addetto compila la carta d’imbarco rigorosamente a mano. Così siamo arrivati in un bellissimo resort a Nyaungshwe, sulle rive dell’Inle Lake.
Il paese è un buffo posto affacciato su un canale, rumoroso e incasinato, con al centro un grande mercato dove si trova di tutto: verdura, pesce secco, altri generi alimentari del tutto irriconoscibili, articoli per la casa, botteghe artigiane con sarti e barbieri che lavorano sotto tettoie di lamiera. Domani abbiamo in programma una gita in barca sul lago, che poi a quanto ho capito è una grande palude costellata di villaggetti. Stasera invece taglio corto, perché è il compleanno di Giorgio e stiamo festeggiando con un bel po’ di alcol e un’ottima cena in un ristorante parecchio figo (l’unico dei dintorni, probabilmente).
Gesuba!! (“grazie” in birmano, è l’unica altra parola che ho imparato)
