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SE CE L'HO FATTA IO

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Gallerie islandesi

7 agosto 2017 By Monica Nanetti

Giornata di pausa e di relax, passata a gironzolare per la Westfjords Region e a mangiare waffles e torte al cioccolato in sperdute (ma fighissime) pasticcerie.

Molto meno rilassante, invece, il tunnel che ci è toccato attraversare in auto. A dirla tutta, ero terrorizzata. Parlando in generale, gli islandesi sono dei veri campioni nel minimizzare & sdrammatizzare, in particolare per quanto riguarda i segnali stradali: il limite di velocità sulle strade normali è di 90 km/h (80 su sterrato) e posso assicurare che in molti casi non ti viene neanche in mente di andare più veloce di così. E quando vedi il segnale blu di “velocità consigliata”, ti conviene seguire il consiglio: se dicono che una curva è da 30 all’ora, quella è DAVVERO una curva da 30 all’ora. Premesso questo, i tunnel islandesi sono una categoria tutta loro: molto lunghi (anche 9 km), con pareti grezze che gli danno l’inquietante aspetto di una caverna, sono in genere anche molto stretti. Spesso a una sola corsia: ma questo non significa che c’è un semaforo ai due capi e che si aspetta il proprio turno fuori dal tunnel. No: si entra in un buco nero non molto più grande dell’auto, in cui c’è uno slargo più o meno ogni 100 metri; e poi si va avanti finché non si vedono le luci di un’altra auto che arriva in direzione opposta; a quel punto si accosta la macchina nella piazzola più vicina. Il problema è che, nel buio, è difficile valutare distanze e velocità. Se poi hai anche una leggera tendenza alla claustrofobia, l’esperienza può rivelarsi parecchio impegnativa.Per gente come noi, perlomeno: gli islandesi sono gente molto più tosta. Il proprietario dell’ostello in cui siamo alloggiate stanotte è un tranquillo e gentile signore ben oltre la settantina. L’ho visto pochi minuti fa, mentre camminavo intabarrata in piumino, sciarpa e berretto di lana: stava guidando un quad a tutta velocità, con addosso nient’altro che una camicia di cotone e un paio di pantaloni estivi.

Ogni tanto si incrocia pure qualcuno in bicicletta. E devo ammettere che provo un po’ di invidia quando vediamo un cicloturista stracarico che pedala per le strade d’Islanda, anche se questa non sarà mai una mia destinazione: troppo fredda, troppo ventosa, troppo tosta. Per il momento mi basta viaggiare nella nostra macchinetta, dormendo negli ostelli e cucinandoci la cena ogni sera. Ma sto già progettando un nuovo viaggio in bici: un vecchio sogno che tutto sommato non è poi così impossibile da realizzare…

 

Filed Under: Come capita, Viaggi Tagged With: Islanda

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