Alla fine la “Siberia ceca” è stata meno problematica del previsto; anzi, per quanto riguarda il clima la giornata di ieri è stata praticamente perfetta, tiepida e ventilata, con un cielo azzurrissimo in cui si rincorrevano grandi nuvole, sufficientemente distanti da non creare preoccupazioni.
Stradina di Tábor, che non deve trarre in inganno: sembra deserta, ma a pochi metri c’è la piazza con una movida invidiabile
E piacevole è stata anche questa parte del percorso, che ci ha portato da Benešov a Tábor attraverso un percorso vario e movimentato, in parte su strada e in parte lungo sentieri sterrati che attraversavano grandi campi di grano e boschi verdissimi. Già, perché una delle caratteristiche della Cechia – al di là dell’arte, della storia, delle sue città – è proprio il verde, in cui ci si trova immersi a pochi passi da qualunque centro urbano. Foreste di altissimi abeti rossi, canti di uccelli di ogni tipo, profumo di resina: spesso la sensazione è quella di essere in alta montagna, e devi fare uno sforzo per ricordarti che ti trovi solo a qualche centinaio di metri sopra il livello del mare.
Detto questo, intendiamoci: piacevole non significa di tutto riposo, e le morbide ondulazioni della campagna nascondono in realtà una quantità di saliscendi piuttosto bastardi. Tanto che a fine giornata, su un totale di 73 km, il dislivello accumulato era di 850 metri; e assicuro che li ho sentiti tutti, arrivando a Tábor decisamente sconvolta.
Però, devo ammetterlo, ne vale la pena: non solo per le bellezze della strada, ma anche per la stessa Tábor, che è una città affascinante e piena di vita, con una lunga storia
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Ecco, mi sono letteralmente addormentata con il telefono in mano e siamo già al giorno dopo. Grazie al cielo, un po’ meno faticoso del precedente: ormai siamo nel cuore della Boemia Meridionale e le colline sono più morbide e dolci, le strade e le piste ciclabili più asfaltate e i panorami più ampi. Spesso si incontrano anche dei piccoli laghi circondati dai soliti maestosi abeti: cosa che ha dato a questa zona il soprannome di “Canada ceco”. Dopo la “Siberia ceca” e la “Merano ceca” incontrate nei giorni scorsi, mi domando il perché di questa passione locale di richiamarsi ad altre – a volte improbabili – località del mondo; tanto più considerato che nessuno gli rende il favore con nomi come la “Moravia francese” o la “Boemia svizzera”. Ma tant’è: contenti loro…
Sempre sul bordo di un lago si trova anche la città dove dormiamo questa notte, il cui nome non ho ancora imparato a pronunciare pur essendomi esercitata per tutta la strada; ve lo scrivo, poi vedete un po’ se vi sembra che esageri: Jindřichův Hradec.
Comunque, a prescindere dal nome, anche questa è una graziosa cittadina, raccolta intorno a un grande castello e a una piazza su cui si affacciano palazzi colorati dalle armoniose decorazioni. Un luogo che, a quanto vedo, è una destinazione favorita dai cicloturisti, che infatti si incontrano in quantità, insieme a “ciclopensioni” e a ristoranti e locali a tema due ruote. Del resto, le tipiche frecce gialle che indicano i percorsi ciclabili qui sono numerosissime e si incrociano in tutte le direzioni: segno che di giri da fare ce ne sono in quantità.
Lo stesso percorso Praga-Vienna che sto facendo in realtà non è un’unica ciclovia, ma un insieme di itinerari più o meno impegnativi, più o meno ripidi, più o meno sterrati, tra i quali scegliere quello più adatto ai propri gusti e alle proprie caratteristiche. Nel mio caso temo che ci sia stato qualche equivoco che ha portato a sopravvalutare le mie capacità atletiche, perché da quanto ho visto anche la tappa di domani da J.H. (nome in codice) a Telč sarà decisamente tosta.
Ho già mal di gambe e di sedere al solo pensiero. Quindi mi scuserete se me ne vado a nanna presto: anche se nessuno me lo ha detto temo che domani avrò a che fare con qualcosa tipo “lo Stelvio ceco”.
Questo negozio vende biciclette (kola) e pistole (zbrane). Se c’è un nesso, non sono sicura di volerlo sapere.