Anche ieri tappone lunghissimo: Solothurn – Yverdon, 115 km di cui gli ultimi 6 o 7 fatti a rotta di collo per sfuggire a un temporalone in arrivo. Ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati in un grazioso albergo nel centro della città (Hôtel du Thèatre, a una manciata di metri dal percorso) appena in tempo: e nella mia stanza mansardata ho potuto godermi il piacere straordinario di starmene distesa a letto, fresca di doccia e con i muscoli indolenziti, a guardare sopra di me lampi e pioggia scrosciante attraverso il lucernario. Meraviglioso.
Detto questo, ci tengo a chiarire una cosa: le nostre “performance” degli ultimi due giorni, con tratte abbondantemente superiori ai 100 km, sono stati il frutto di una serie di particolari circostanze (poco tempo a disposizione, incastri di posti da vedere/dove dormire, ecc), ma – secondo me e i miei compagni di viaggio – non sono raccomandabili. Non tanto per la fatica, a cui evidentemente si sopravvive abbastanza bene: ieri alle 18 siamo arrivati meno devastati del giorno precedente, nonostante il percorso includesse anche alcune salitelle non proprio banali. Ma proprio per l’impiego del tempo: percorrere queste distanze con le bici cariche significa stare in sella anche più di 7 ore. E a parte il male al sedere (che comunque ha voce in capitolo), non è solo per pedalare che io/noi andiamo in giro: il bello è fermarsi, prendere le cose con calma, visitare con cura i luoghi attraversati magari divertendosi anche a perdere un po’ di tempo (che poi perso non è, anzi). Morale: 110/120 km al giorno si possono fare, anche senza essere dei fenomeni, e non è il caso di tirarsela tanto. Ma per come vedo io un viaggio in bicicletta, non hanno molto senso; la lunghezza ideale di una tappa, concordavamo ieri a cena, è intorno ai 70 km: magari un po’ più se ti trovi a percorrere lunghe pianure, ma anche molto meno se i territori attraversati lo meritano.
Tornando al nostro viaggio, questi, di territori attraversati, meritano moltissimo. Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo “Percorso dell’Altipiano” (titolo della Ciclovia nazionale svizzera n.5), ma il risultato è stata una vera sorpresa: la traversata di una Svizzera “rurale” di spettacolare bellezza, un po’ meno “pettinata” della tipica immagine di villaggio alpino ma proprio per questo estremamente autentica, con orizzonti ampi, boschi, laghi (ieri ne abbiamo costeggiati due, quello di Biel e quello di Neuchatel, spesso tenendoci alti sulle sponde attraverso panoramici percorsi tra campi e prati). E poi le città e i villaggi, uno più bello dell’altro, e quasi sconosciuti al di fuori della Svizzera: per esempio Estavayer-le-lac, borgo medievale affacciato sull’acqua e splendidamente conservato.
Siamo entrati nel cantone del Vaud, nella Svizzera francese, e questa cosa un po’ si sente nello stile delle città: Yverdon, dove abbiamo dormito, è una bella cittadina elegante, con un centro storico vivace e ricco di palazzi d’epoca, oltre che di ottimi locali (noi abbiamo mangiato al Restaurant de la Place, se vi capitasse di venire da queste parti, molto bene e con ottimi vini locali).
Altra cosa bellissima, vedere come da queste parti la bicicletta sia diffusa e apprezzata. Ieri, che era sabato, il percorso era tutto un ordinato brulicare di pedalatori di ogni tipo: tipi atletici in bici da corsa, cicloturisti di lunga percorrenza, famiglie in viaggio con nidiate di bambini nel carrellino o su biciclettine autonome, gruppi che si facevano una passeggiatina giornaliera a lago… insomma, la bicicletta (magari a pedalata assistita: ormai sono decisamente la maggioranza) come modo di muoversi più bello, sano, allegro.
Certo, merito va anche alla qualità delle ciclovie e al rispetto assoluto da parte degli automobilisti: non solo questi 250 km si sono svolti su percorsi impeccabili, sicuri e piacevolissimi (se cercate un itinerario da fare con bambini e ragazzini, questo è l’ideale) ma nei pochissimi tratti in cui si incrocia la viabilità ordinaria, il ciclista viene lasciato passare, atteso pazientemente se la carreggiata è stretta, facilitato nelle ripartenze… mi sa che sarà dura, riabituarsi all’ambiente di casa.
Ah, e poi qui adesso è la stagione delle ciliegie: ogni poco si trovano cartelli con vendita “a km zero” e in certi casi anche dei veri e propri “self service”. C’è l’albero con la sua bella scala, ci sono sacchettini a disposizione, c’è l’indicazione del prezzo e un cestino dove lasciare i soldi. Potevamo non fermarci??(ecco il commento in diretta di Giovanni)
Prossima (e ultima) tappa: Losanna. Questa volta – finalmente – i chilometri sono una cinquantina. Anche perché in città ci sono un milione di cose da vedere, e ci aspetta un arduo compito: decidere dove piazzarci stasera per vedere la finale degli Europei. Giovanni è già in fibrillazione: vedremo come andrà, intanto forza Italia!! 😀
