Eccoci a Dobbiaco, il punto più a nord del nostro itinerario “Il Giro Largo” – da Verona a Venezia allungando di 400 km. Che poi, chissà se a Venezia ci arriveremo davvero: le previsioni meteo per il weekend sono catastrofiche, e io tutto ho voglia fuorché di pedalare sotto il diluvio (credo di aver già dato parecchio, da questo punto di vista).
Vabbè, inutile fare programmi: vedremo come va giorno per giorno. Intanto, oggi è stata una giornata praticamente perfetta.

A partire dalla pantagruelica colazione al Seehof Nature Retreat, continuando lungo la ciclabile che si snoda per tutta la Val Pusteria tra prati verdissimi, paesini con i campanili appuntiti e le case affrescate e i ghirigori delle cime dolomitiche sempre più vicine. C’è stato persino un po’ di sole, anche se le temperature sono decisamente rigidine per la stagione (qui a Dobbiaco stanotte prevedono 2 – DUE – gradi).
E lo scenario: che ve lo dico a fare? Se conoscete già questi posti sapete di che cosa parlo. Se non ci siete mai stati siete molto fortunati, perché potete venirci per la prima volta e gustarvi da zero la magia di questi panorami.
Attraversarli in bicicletta, poi, come al solito dà un gusto speciale a tutto. Potrei dire che si ha la sensazione di muoversi dentro una cartolina, ma per quel che mi riguarda è più giusto dire che mi sembra di muovermi dentro un puzzle della Ravensburger da 10.000 pezzi, quelli con le foto di idilliaci scenari montani.
Un’altra cosa positiva di muoversi in questa stagione è che c’è poca gente -il che rende tutto più tranquillo e rilassato – ma non troppo poca, e quindi capita abbastanza spesso di incrociare ciclisti di tutti i tipi: viaggiatori di lunga percorrenza stracarichi, famigliole con bambino nel rimorchio, sportivi ad alte prestazioni. E poi una categoria a parte: marito e moglie di una certa età (diciamo sopra i 70), in sella a bici elettriche, rubizzi e corpulenti, infagottati in giacche a vento un po’ retro, lui con gli occhiali tondi e lei – a qualche decina di metri di distanza – con l’aria affannata. Ne abbiamo incontrati a decine, tutti talmente simili tra loro che mi è venuto il sospetto che fossero delle comparse pagate dalla pro loco per andare avanti e indietro ad animare il percorso e diffondere la filosofia del “se ce l’ho fatta io”.
Tornando alla nostra giornata, non è stata poi così riposante come mi aspettavo: i km alla fine sono diventati 66 o 67, e le salite sono state parecchio piu lunghe di quanto ricordassi (avevo fatto questo tracciato una dozzina di anni fa in direzione opposta: è incredibile come si tenda ad attribuire i tratti in discesa alla propria forma fisica anziché alla pendenza del terreno).
Però, arrivare verso Dobbiaco con il sole che comincia a calare e la vista davanti a te del gruppo delle Tre Cime è una cosa che ti ripaga della fatica, e con gli interessi.
Ah, ultima nota pratica se vi capita di fare questo giro (cosa che vi consiglio vivamente): a ripagarvi dalla fatica c’è anche un eccellente ristorante di Dobbiaco, che vi segnalo. Non economicissimo, perché abbastanza di fascia alta, ma assolutamente meritevole sia per i piatti (frittelle di mele da urlo!) sia per l’ambiente di una vecchia stube tradizionale: si chiama Winkelkeller ed è a pochi metri dalla piazza principale.
Poi non dite che non vi dò tutte le informazioni essenziali per un tour in bici.
Ora vado a dormire, perché domani ci aspetta un altro “piatto forte” dell’itinerario: la traversata Dobbiaco – Cortina e l’ingresso nel Cadore.
Stay tuned!!