• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Storie / Dietro il sorriso

Dietro il sorriso

17 luglio 2019 By Monica Nanetti

Questo doveva essere un rapido post “di servizio”, solo per segnalarvi o ricordarvi un paio di incontri per la presentazione del nuovo libro “Via Francigena for dummies”. Poi però, pochi minuti fa, ho visto una cosa che mi ha piuttosto turbato e di cui volevo chiacchierare un po’, giusto per cercare di mettere ordine nelle mie idee.

(Gli incontri, comunque, ve li segnalo lo stesso: il 18/7, alle 18.30 alla Terrazza Giardino di Villa Quadro a Saint Vincent – AO, e il 23/7, sempre alle 18.30 allo spazio Labò di via Farini 70 a Milano. Se venite, ci salutiamo e brindiamo alle prossime vacanze!)

Invece, dicevo, poco fa stavo gironzolando pigramente su facebook (in questo periodo faccio tutto pigramente, e la mia capacità di concentrazione si misura in minuti secondi) quando sono incappata in uno strano post di The Bike Ramble. Si tratta di una bella pagina (e relativo blog) che seguo da parecchio tempo, di una ragazza svedese – tale Fredrika Ek – che ha girato tutto il mondo in bicicletta, raccontando le sue avventure con passione ed entusiasmo: tanto da aver poi scritto anche un libro di successo, da aver tenuto una serie di conferenze, da essere stata addirittura nominata “European Adventurer of the Year”.

Insomma, il ritratto di una ragazza felice, attiva, piena di interessi, perennemente sorridente e dalla travolgente energia. Una persona che, nel mio caso, è troppo giovane per suscitare sentimenti di emulazione, ma in ogni caso risveglia un’ammirazione incondizionata per ciò che fa e per la positività con cui lo trasmette.

E poi, d’improvviso, dopo 1000 giorni di avventure di viaggio, dopo un ritorno trionfale a casa, dopo eventi, interviste, iniziative benefiche, questo post su facebook. Un filmato che la mostra in lacrime, insieme a un messaggio faticoso e sofferto, in cui la ragazza perennemente sorridente lascia cadere la maschera e rivela l’altro lato, quello drammaticamente oscuro: “I shared the dream with everyone. The nightmare that waited for me on the other side of it – I so far kept secret. The depression. The anxiety. The panic attacks. And recent realisation of having forgotten what joy feels like.” (“Ho condiviso il sogno con tutti. Ma fin qui ho tenuto segreto l’incubo che mi aspettava dal lato opposto. La depressione. L’ansia. Gli attacchi di panico. E l’essermi recentemente resa conto di avere dimenticato com’è la sensazione di provare gioia”).

Io credo che la verità, la sincerità, la si riconosca istintivamente: e questo, a mio parere, è tutt’altro che un momento di cedimento, una depressione passeggera o tantomeno una scenata per “fare audience”. È un grido di dolore profondo e disperato, che ti fa toccare con mano un malessere assoluto: probabilmente una delle più efficaci descrizioni di che cos’è davvero la depressione. Perché la depressione, quella vera, spesso è inconfessata e insospettabile, nascosta dietro comportamenti che ne rappresentano l’esatto opposto.

Come in questo caso, in cui si scopre di colpo che ciò che ha portato Fredrika attraverso il mondo non era la voglia di andare verso qualcosa, ma la necessità di scappare, da se stessa e dalla propria malattia. Ma è un trucco alla lunga che non funziona, e il dolore che ti porti dentro alla fine ti trova sempre: anche se pedali fino all’altro capo del mondo e anche se ti illudi di soffocarlo a suon di sorrisi radiosi verso gli altri e verso l’obiettivo.

Come dice un mio amico “la somma fa sempre cento”, e comincio a pensare che questa cosa sia molto vera: e se vedo una persona che fa qualcosa di straordinario, inizio ormai a chiedermi quale mancanza, quale carenza le fa contraltare. La volontà di primeggiare di un atleta, l’iperattività di un imprenditore di successo, la visionaria creatività di un artista, da una parte; e dall’altra, spesso, indomabili insicurezze, inconfessabili paure, incolmabili vuoti.

Non c’è una morale in questo mio sproloquio, se non che a volte (spesso; quasi sempre) non sappiamo assolutamente nulla di chi ci sta davanti: se è davvero una persona serena o se sta combattendo da sola contro mostri troppo grandi per poter essere resi espliciti.

Il post di Fredrika continua, e si conclude con la considerazione che, forse, dire le cose come stanno in realtà (“telling the truth”) potrebbe essere un piccolo passo; verso cosa, non lo sa neppure lei. Ma probabilmente ha ragione: la finzione, almeno nel lungo periodo, non ha mai aiutato davvero nessuno; e togliere la maschera ti consente quantomeno di respirare più liberamente.

Filed Under: Storie

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy