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SE CE L'HO FATTA IO

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Dieppe e gli alpini

29 maggio 2022 By Monica Nanetti

Me la sono presa calma, per scrivere il post di ieri, perché tanto oggi è una giornata tranquilla: sono ferma a Dieppe ad aspettare il traghetto per l’Inghilterra, domattina, e nel frattempo c’è poco che possa fare se non starmene seduta a un tavolino del bel bar principale della città a mangiare omelette e scrivere le mie storie di viaggio. Anche perché il tempo, che ieri mi aveva benedetto con una giornata freschina ma soleggiata (il massimo che si possa pretendere da queste parti, sospetto), oggi è girato al bigio e freddo: ci sono una decina di gradi, e mi è toccato tirar fuori il piumino dalla borsona.

Niente di che lamentarsi, comunque: il percorso di ieri sull’Avenue Verte (raggiunta con tre quarti d’ora di treno da Amiens) è stato spettacolare: 55 km di rettilineo in impercettibile discesa, attraverso una campagna perfetta: campi ondulati, canali, macchie di bosco, villaggi, castelli. A un certo punto ho dovuto persino frenare per evitare di travolgere uno scoiattolo dall’enorme coda rossa che mi è praticamente arrivato sotto le ruote. Oltretutto, da quanto ho saputo, l’intero tratto è stato sistemato un paio di anni fa e ora è perfettamente asfaltato e ben segnalato.

Quello che ha curiosamente caratterizzato la pedalata, però, è stata una serie di equivoci per i quali sto ancora ridendo adesso.

Il primo, chattando via whatsapp con mia figlia, è stato colpa come al solito del maledetto correttore, ma credo valga la pena che vi racconti come è andata.

Mia figlia, a varie migliaia di km di distanza, è ormai rassegnata a una madre “un po’ fuori schema”, ma questo non le impedisce di essere vagamente preoccupata per la mia salute fisica e il mio equilibrio mentale quando mi sa in viaggio da sola, come ora.

Ecco quindi lo scambio:

Figlia: “ciao mamma! Come va?”

Madre: “Io tornata sul percorso Parigi Londra: bellissimo!!” (Con tanto di foto)

Poi però ho voluto specificare una cosa banalissima: soffro da sempre di allergia, e anche in questo caso avevo la congiuntivite da polline.

Testo scritto da madre: “L’unico problema è l’allergia… piango come un vitello…”

Testo ricevuto da figlia: “L’unico problema è l’allegria… piango come un vitello…”

Da qui in avanti si è innestato una sorta di dialogo tra sorde, in cui mia figlia mi vedeva sull’orlo del crollo emotivo e io non capivo perché si agitasse tanto per una fastidio passeggero che mi capita tutti gli anni.

Figlia: “In che senso? Che succede??”

Madre: “ma no, niente… come al solito!”

Figlia: “non ho letto gli ultimi post, c’è qualcosa che non so?”

Madre: “non mi pare…”

Figlia: “Ti immagino in sella alla tua bici che piangi, immersa in paesaggi bellissimi ma tristi”

A quel punto mi viene un dubbio, rileggo lo scambio e capisco l’equivoco. Ciascuna delle due, a distanza, sta ancora scoppiando a ridere da sola ogni tanto, al pensiero.

Ma la giornata delle incomprensioni non era ancora finita: a una decina di km da Dieppe, mi fermo a un chiosco a mangiare un panino e attacco a chiacchierare con un distinto anziano signore, in sella a una splendida bicicletta vintage. Il quale, tra le altre cose, mi avvisa che troverò molto traffico in città a causa di quello che nel mio francese approssimativo, capisco come “un raduno di oltre mille vecchi alpini nella spianata davanti alla spiaggia”.

Informazione che in effetti mi aveva lasciato parecchio perplessa: gli alpini si chiamano alpini anche in Francia? Perché radunare solo i vecchi? E perché, di tutti i posti possibili, fare un raduno di alpini sulla spiaggia? In ogni caso, non mi pareva che un migliaio di vecchietti, per quanto arzilli, potessero scatenare il caos nel centro urbano…

Arrivata all’ingresso di Dieppe, però, ho dovuto ricredermi: auto parcheggiate in ogni dove, polizia a deviare il traffico, folle di famiglie che si assiepavano verso il centro. Solo quando sono finalmente riuscita a sbucare sul lungomare ho capito: era un raduno di automobili Alpine d’epoca, marchio di cui ingnoravo l’esistenza ma che evidentemente scatena passioni sfrenate da queste parti.

Il risultato è che la città è un vero caos ed è tutto strapieno (io dormo in una casa che meriterebbe un post a parte, e che comunque se mai scriverò un libro su questo viaggio avrà un capitolo tutto suo).

Questo non toglie fascino a questa città, che è molto più grande di quanto immaginassi, ed è anche vivace, elegante, piena di bei palazzi, bei negozi, chiese antiche, memorie storiche (molte legate alla seconda guerra mondiale) e richiami artistici: la baia e il porto di Dieppe per qualche motivo risultano infatti uno dei soggetti preferiti di molti pittori impressionisti.

Il porto stesso, poi, è un vero labirinto, composto se ho capito bene da quattro porti distinti (per i ferry, per la pesca, per il turismo e per non so cos’altro).

Altra gloria locale ho scoperto essere le coquille Saint Jacques, che per noi sono  le capesante. Dieppe è uno dei maggiori punti di pesca, che però è rigorosamente regolamentata: si effettua con navi  appositamente attrezzate, che dragano il fondo sabbioso, esclusivamente da ottobre a maggio. Tutto questo per dire che ho fatto in tempo per un pelo a farmene una scorpacciata, e vi assicuro che ne valeva la pena.
Domattina mi avvierò con Lady B al traghetto, in direzione Inghilterra: nuovo Paese, nuova lingua, nuova moneta, nuovo senso di marcia sulla strada…si esce dall’Unione Europea, vedremo come va!

Eccoli qui, i tipici alpini di Dieppe…

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: 60x60, francia

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