Quando piove, a parità di chilometri il cammino si allunga del venti percento. Se non è ancora stato scientificamente dimostrato, è solo una questione di tempo, ma fidatevi: è così.
Oggi, a dispetto della splendida giornata di ieri, ha piovuto tutto il giorno. Niente di catastrofico, intendiamoci: quella pioggerellina fine e intermittente che ti bagna anche quando non c’è, rende il percorso scivoloso e ti fa venire il sospetto di essere in Scozia. Perlomeno non fa troppo freddo, questo va detto; ma di sicuro i panorami non ci guadagnano, avvolti come sono dalle nuvole basse. In questo tratto di percorso si alternano zone industriali francamente bruttine e bei boschi di pini ed eucalipti altissimi: questi ultimi, con la pioggia, profumano più intensamente e ogni tanto ti danno l’impressione di camminare in un mondo di vicks vaporub.
Comunque le notizie di questa prima “vera” tappa di cammino sono altre.
La prima è che questi sono luoghi assolutamente deserti; certo, pensavo che data la stagione di pellegrini ce ne sarebbero stati pochi. Però, considerato che lo scorso anno su questo tratto si sono registrate qualcosa come 81.652 presenze, mi aspettavo di trovare piccoli gruppetti, poca gente negli ostelli e nei bar, cose così. Invece no: non c’è ASSOLUTAMENTE NESSUNO.
In due giorni di cammino, il totale di pellegrini avvistati, oltre a me, ammonta a 2 (due) persone; una di queste, per fortuna, è Sabrina, una simpatica ragazza tedesca che ha il mio stesso passo e con cui abbiamo deciso di camminare insieme. Questo totale deserto ha sicuramente i suoi vantaggi, non ultimo il fatto di essere da sole a goderci un ostello da 40 posti, con un bel bagno e una doccia bollente tutto per noi.
Mi domando, però, come possano essere questi posti con più di ottantamila persone concentrate in pochi mesi, e se questo non rischi di snaturare la logica e il fascino del cammino. Io una mia risposta ce l’ho, e vi dò un indizio: non solo stiamo incrociando una quantità esagerata di bar, ristoranti, chioschi e ostelli (il 99% dei quali attualmente chiusi), ma anche, lungo il percorso, nei punti più improbabili e inaspettati (tipo in mezzo a un bosco o in un vecchio pollaio di uno sperduto paesino) compaiono dei distributori automatici – proprio come quelli che ci sono negli uffici – di snack, bevande, caffè caldo. Una cosa un po’ surreale, ve lo assicuro.
La seconda notizia del giorno è che le previsioni meteo (che a quanto pare sono piuttosto affidabili) danno per domani una pioggia leggerà fino a metà giornata, poi lo scatenarsi di una specie di uragano. Così, di comune accordo, Sabrina e io abbiamo astutamente pensato di allungare la tappa odierna, in modo da ridurre il cammino di domani, arrivare a destinazione per ora di pranzo e schivarci il grosso del maltempo.
Furbe, eh? Peccato che la destinazione originaria (il paesino di Mos) fosse già a 24 km, e che il paese che abbiamo invece raggiunto per la sera (Redondela) ne distasse 33, di km. Il tutto con non pochi saliscendi nel mezzo e soprattutto sotto l’acqua che, come si diceva all’inizio, porta il totale percepito a circa 40.
Risultato: in questo momento sono stanca oltre misura. Mi metterei a dormire immediatamente, se non fosse che la fame sta per spingermi fuori a cercare un locale aperto per mangiarmi tutto quello che hanno preparato. È dura, ma sento di potercela fare: la motivazione è tutto.
A domani!!
