• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / Di nuovo sulla Via Francigena

Di nuovo sulla Via Francigena

30 settembre 2019 By Monica Nanetti

In questo periodo la Via Francigena pare aver preso quasi interamente possesso della mia vita. Non che mi lamenti, intendiamoci: in un modo o nell’altro, questo significa avere sempre l’occasione di ritrovarsi in luoghi affascinanti e vivere esperienze fuori dall’ordinario.
Così è stato sabato scorso, quando mi sono ritrovata allo Slow Travel Fest a presentare il mio libro (“Via Francigena for dummies”) e ho potuto scoprire un angolo magico di Toscana che mi era fino ad ora sfuggito: Abbadia Isola, a una manciata di km da Monteriggioni. Straordinario il posto, bellissimo il programma del festival (con molte iniziative e musica di ogni genere eseguita dal vivo, tra le mura antiche del grande chiostro, con un effetto straordinariamente evocativo); insomma, un weekend di vero piacere.
Dal quale sono tornata, però, di gran carriera perchè oggi (lunedì) ha preso il via una nuova esperienza: il tratto svizzero della Via Francigena, che percorrerò a piedi in compagnia della mia amica Sara. La finalità, in questo caso, non è solo turistica, ma anche lavorativa: l’obiettivo infatti è quello di verificare e raccogliere materiale per scrivere una guida su questo tratto di percorso. Lo scorso luglio ho già scarpinato sulle tre tappe più ad alta quota – da Martigny al passo del Gran San Bernardo – in modo da evitare problemi con il meteo (vi basti sapere che a quest’epoca, 30 settembre, il servizio autobus tra Aosta e il passo è già interrotto per la pausa invernale). Adesso, invece, mi accingo a percorrere il grosso del tracciato, incluse alcune varianti, per un totale di circa 220 km.
La prima cosa che va detta è che il tratto svizzero della via Francigena parte, in realtà, dalla Francia: per la precisione da Pontarlier, piacevole cittadina dello Jura che abbiamo raggiunto con un paio di treni (ce ne sarebbe stato anche un terzo, ma avremmo dovuto aspettare la coincidenza parecchie ore annoiandoci a morte in un paesino sperduto nel nulla, Frasne, per cui abbiamo optato per un sano taxi per percorrere i 16 km mancanti).
C’è da dire anche che da queste parti la Via Francigena se la filano pochissimo: nessuno ne parla, non si vedono riferimenti di sorta e anche la gentilissima tizia dell’ufficio turistico ci ha detto in sostanza che qui in Francia non è praticamente segnalata, e ci ha quindi riempito di complicate indicazioni sulla strada da seguire. Ovviamente ho capito solo la metà e quello che ho capito me lo sono già quasi dimenticato; quindi la nostra prima tappa di domani si preannucia piutttosto interessante.
Pontarlier è un luogo dall’aria tranquilla, con belle case d’epoca (incluso il b&b dove dormiamo stasera, in una grande stanza con boiserie e stucchi alle pareti), che vanta una storia molto lunga – i reperti del museo risalgono ad epoche preromane – e con un più recente periodo di gloria quando, a cavallo tra il 1800 e il 1900, divenne la “capitale dell’assenzio”: il liquore di artisti e poeti, quella “fata verde” che pare avesse effetti allucinogeni e tanto devastanti sulla psiche da essere assimilabile a una droga. Tanto è vero che intorno al 1910 ne venne reso illegale tanto il consumo quanto la produzione. Una botta catastrofica per la cittadina, la cui economia ruotava per la maggior parte intorno a questo business: c’è persino una “via dell’assenzio” che passa da qui e ripercorre i tracciati commerciali. Nonostante questo, Pontarlier resta comunque un centro urbano vivo e attivo, con una via principale piena di negozi e di bei palazzi, un museo, una piccola fortezza, un piacevole lungofiume.

La nostra lotta con i selfie continua; per ora continuiamo ad avere la peggio

Anche se ho scoperto un’altra cosa che ignoravo della Francia: il lunedì è giornata off-limits. Nel senso che è praticamente tutto chiuso: negozi, bar, persino le banche; e, ovviamente, anche i ristoranti. Il che significa che ora dovremo uscire alla ricerca di un luogo dove sfamarci, ma non sarà facilissimo: augurateci buona fortuna, perchè la fame è tanta. Lo so, è vero che fino ad ora abbiamo percorso forse un paio di km o tre in totale; ma domani ce ne aspettano 23, con un robusto dislivello. E non potremo mica affrontare la strada malnutrite, no?

Aggiornamento serale: per stasera siamo salve. Una fonduta da 6 kg per iniziare…

Filed Under: A piedi, Viaggi

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy