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Di cinema, di viaggi e di disperazione

19 dicembre 2017 By Monica Nanetti

Non so dove e quando sarà distribuito, ma se vi capita l’occasione non lasciatevi sfuggire un bellissimo cortometraggio italiano che questa sera ho avuto la fortuna di vedere al cinema in anteprima: si intitola “Magic Alps” ed è stato realizzato da due giovani registi che hanno talento da vendere, Andrea Brusa e Marco Scotuzzi. Una decina di minuti per raccontare una storia realmente accaduta, che parla di un migrante (interpretato da Hassan El Aouni) e della sua capra; accanto a loro, nel ruolo di un severo, umano e intenso poliziotto, un bravissimo Giovanni Storti (quello del trio Aldo Giovanni e Giacomo) in un inedito ruolo drammatico.

È una storia semplice, fatta di piccole cose, quasi sommessa, ma proprio per questo riesce a trasmettere il senso del dramma di persone costrette a lasciare il proprio mondo e i propri affetti per cercare una vita migliore altrove, sballottati tra frontiere, costretti a spostamenti colmi di sofferenze, senza più radici né prospettive. Una storia che riesce a toccarti profondamente, che è stata realizzata con il patrocinio di Amnesty International Italia e ha già ottenuto un primo prestigioso riconoscimento: il film è stato infatti selezionato per il Festival di Clermont Ferrand del prossimo febbraio, la più importante manifestazione internazionale dedicata ai “corti”.

E così pensavo a quanto un unico termine, viaggiare, assuma toni completamente diversi a seconda delle circostanze: a volte per scelta, a volte per piacere, a volte invece per disperazione. Dovremmo tenerlo sempre ben presente, tutti noi che “amiamo viaggiare” e che magari in questo modo “scopriamo qualcosa di noi stessi”: quello che per noi è un ameno parco giochi, per moltissime altre persone è un dramma straziante. Non dico che ci sia qualcosa di sbagliato nel viaggiare per divertimento, e non voglio neanche perdermi in considerazioni tanto ovvie quanto banali su quanto siamo fortunati ad essere nati nella parte ricca del mondo: è evidente che è così.

Ma quello che questo film mi ha fatto pensare è che lo spostarsi, per un essere umano, può rappresentare un’infinità di cose diversissime, tra cui anche la risorsa estrema: l’ultima speranza, la carta da giocare quando non si vedono altre possibilità di dare alla propria vita una qualità accettabile; anche se questa scelta significa nell’immediato un salto nel vuoto, un rischio immenso, una garanzia di sofferenza. Chiunque si definisca viaggiatore dovrebbe avere sempre bene in mente quali sono le motivazioni che possono spingere a un viaggio; e dovrebbe capire meglio di chiunque altro quanto rispetto e quanta solidarietà meriti chi si è trovato a farlo per disperazione, assai più che per scelta.

Filed Under: Storie Tagged With: cinema, viaggiare

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