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Cronache marinare: qui si fa sul serio

9 settembre 2019 By Monica Nanetti

Giorno di vela tosta: vento, onde e spruzzi a non finire. Ho tanto di quel sale addosso che quando mi muovo, scricchiolo.

Giorno 7 di navigazione

Poteva andare molto peggio, tutto sommato. Certo, questa mattina il vento c’era, e c’erano anche un bel po’ di onde; e – complici alcune raffiche particolarmente forti – in alcuni momenti l’inclinazione della nostra barca ha raggiunto livelli tali da strappare esclamazioni a tutti noi (di entusiasmo per metà dell’equipaggio, di malcelato terrore per l’altra metà).

Tipica postura rilassata di chi naviga di bolina (versione 1)
Tipica postura rilassata di chi naviga di bolina (versione 2)

Ma di fatto si filava come siluri, nessuno ha vomitato (anche se il povero Gideon è rimasto accasciato per tutta la traversata in stato semicomatoso) e a metà giornata eravamo già in vista dell’isola di Astiphalea, alla ricerca di un approdo riparato per domani. Quando, secondo il meteo, le cose si faranno molto più serie: se oggi il vento – che già mi sembrava forte – era di circa 25 nodi, domani ci si aspetta un Meltemi intorno ai 40 nodi (per intenderci: più di 70 km/h, quella che tecnicamente viene definita “burrasca”). Insomma, persino Paolo ha pensato che quella di domani è la giornata giusta per prendersi una pausa e starsene fermi al riparo

Oh, intendiamoci: qui siamo comunque dei duri e puri della vela. Non si sta parlando di entrare in un porto, stendere una comoda passerella, utilizzare le docce della marina, sciabattare fino a un ristorantino per cena, passare la giornata successiva in giro per i negozietti del paese e altre simili pratiche da debosciati. Quella che abbiamo trovato è una (peraltro splendida) caletta isolata e piuttosto selvaggia, in cui abbiamo ormeggiato “cime a terra” a una ventina di metri dalla riva. La terraferma è eventualmente raggiungibile solo a bordo del piccolo canotto di servizio, rendendo così possibile esplorare qualche brulla collina e una chiesetta semiabbandonata.

C’è anche un relitto mezzo sommerso e popolato da una gran quantità di pesci, che ho osservato a nuoto tenendomi a rispettosa distanza. Che poi, pensandoci, questa faccenda non me la spiego: i pesci hanno infiniti chilometri di costa frastagliata con scogli, grotte e anfratti di ogni tipo; ma se c’è in giro un qualunque relitto, zac, eccoteli tutti lì in massa, a gironzolare e infrattarsi come bambini in un parco giochi. Chissà che cosa ci troveranno di speciale e quali strani meccanismi governano la psicologia ittica.

Intanto il vento sta rinforzando, e non me la sono sentita di esibirmi in navigazioni a remi e sbarchi sulla scogliera in grado di rappresentare un ulteriore banco dimostrativo della mia goffaggine. Per oggi e domani penso che me ne starò buona buona in barca, a leggere, scrivere e aspettare gli eventi. E considerato il panorama che ho intorno, non è poi così male.

P.S.: ginocchiate al tavolinetto, 1

Filed Under: Come capita, Viaggi Tagged With: barca a vela

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