Eccoci a Porto Tolle, finalmente. Sazie e soddisfatte, con la prospettiva di una sana dormita di otto ore e di una nuova giornata a vagabondare per il Delta del Po. Tutto bene, insomma.
Anche se non è stata esattamente una giornata filata liscia. A cominciare dal vento, che rispetto a ieri ha rinforzato e ci ha accompagnato per tutta la giornata: dritto in faccia, oppure con raffiche laterali che ti spostavano di peso e costringevano a stare aggrappata al manubrio, quasi mai a favore (come recita la legge non scritta del ciclista: qualsiasi direzione tu prenda, il vento ti sarà sempre contro).
Pedalare in questo modo equivale come sforzo a muoversi in salita, con la differenza che non spiana mai e che dopo un tot di ore sei completamente arruffata e rincoglionita. Noi, però, stamattina eravamo tutto sommato tranquille, perché avevamo pianificato una tappa breve e rilassante: una sessantina di chilometri, passando “a filo d’acqua” sulla sottile lingua di terra che attraversa la “Valle Ripiego”, lo specchio di laguna tra Rosolina Mare e Porto Levante (per inciso: qualcuno sa spiegarmi perché mai si chiamano “valli” questi che sono tra i luoghi più piatti della terra?).
Tutto perfettamente calcolato a parte il vento, che ci ha messo lo zampino anche in questo caso: perché per raggiungere Porto Levante è necessario attraversare un braccio di fiume (il “Po di Levante”) a bordo di un piccolo traghetto che fa servizio solo per pedoni e biciclette. Si tratta di un tragitto di poche decine di metri, ma il traghetto è tanto piccolo che, con vento forte, non è in grado di funzionare. E così ci siamo ritrovate con un palmo di naso, a guardare tristemente l’altra sponda, il proseguimento del nostro itinerario e alcuni ristoranti e pizzerie dall’aspetto estremamente promettente.
Non ci è rimasto altro da fare che un mesto dietro front, modificando l’itinerario verso l’interno: il che ci ha portato alla fine alla destinazione che ci eravamo ripromesse, ma con una allungatoia di più di 20 km: bilancio totale della giornata, 85 km, gran parte dei quali spingendo sui pedali controvento (lo so, l’ho già detto, ma se lo ripeto mi sento meno in colpa per il monumentale fritto di calamari che mi sono scofanata poco fa).
Altra cosa curiosa: arrivate a Porto Tolle, abbiamo iniziato tutte giulive a cercare una sistemazione per la notte, convinte che a ottobre inoltrato, sul Delta del Po, non ci sarebbero stati problemi.
Niente di più sbagliato: abbiamo passato una buona mezz’ora a telefonare a tutti gli alberghi, pensioni, agriturismi, b&b, stamberghe & pollai della zona. Tutto pieno, neanche una camera libera. Chi diavolo ci fosse a dormire resta un mistero, dal momento che nel corso della giornata avevamo incrociato quattro o cinque persone a malapena, ma tant’è. A un certo punto, Annita e io abbiamo iniziato a preoccuparci, anche perché non c’erano altri centri vicini e ragionevolmente raggiungibili – tanto più che iniziavamo a essere parecchio stanchine – e dormire all’addiaccio spazzate da un vento a trenta nodi non sembrava una soluzione auspicabile.
All’ennesima telefonata a vuoto mi sono esibita in un piagnisteo disperato con la mia interlocutrice, implorandola di aiutarmi a trovare una soluzione. Miracolosamente, ha funzionato: la benedetta signora ci ha segnalato un ristorante/pizzeria con camere appena fuori dal paese. E dato che per misteriosi motivi questo (che è a tutti gli effetti un gradevole albergo) non risulta censito da Googlemaps, Booking et similia, c’erano ancora camere disponibili (si chiama Il Covo, segnatevi il nome casomai capitaste da queste parti, non foss’altro perchè il ristorante, frequentatissimo dalla gente del luogo, merita decisamente).
Insomma, anche per oggi ce la siamo cavata. Non vi ho raccontato nulla dei luoghi perché ero occupata a lamentarmi del resto, e anche perché è difficile rendere a parole questi panorami: corsi d’acqua e terreni coltivati, lagune popolate da fenicotteri e isolotti abbandonati, ruderi di grandi casali e piccole chiesette costruite in mezzo al nulla. Il tutto attraversato in lungo e in largo da un reticolo di percorsi ciclabili in cui ci si orienta a fatica ma in qualche modo ci si ritrova sempre.
Adesso però è ora di dormire: anche domani in teoria sarà una tappa leggera – una sessantina di km fino a Comacchio – ma ormai non mi fido più molto. Anche perché le previsioni confermano “vento teso”, forse anche più di oggi. Vedremo cosa succederà: d’altro canto improvvisare è una delle cose più divertenti di un viaggio di questo tipo.
Buona notte!!
