Avevo pensato di intitolare questo post “Via col vento”, ma poi mi sono resa conto che sarebbe stato decisamente fuorviante. Perché quando viaggi in bicicletta e il vento soffia in direzione opposta alla tua, non vai affatto “via”, anzi: pedali, pedali, e la sensazione è quella di rimanere quasi ferma nello stesso posto.
Così, anche i 50 km da Sully a Orléans si sono rivelati molto più faticosi del previsto, come al solito a causa del fattore meteo; ho fatto il conto e in questo viaggio abbiamo sostanzialmente sperimentato tutte le possibili combinazioni di tempo avverso, con la sola eccezione di galaverna e lastre di ghiaccio. Oggi, per esempio, il vento soffiava talmente forte che sulla Loira si formavano delle vere e proprie onde, con tanto di cresta bianca di spuma; e sui ponti le raffiche quasi spostavano la bici di peso.
Proprio un peccato, perché la strada in questo tratto è una vera meraviglia: alterna tratti sulle rive del fiume con altri in mezzo alla campagna, sempre su piste ciclabili o comunque a scarsissimo traffico, e attraversa cittadine e villaggi di tipiche casette in mattoni dai tetti aguzzi e dall’aspetto un po’ fatato. Anche l’ingresso a Orléans è molto diverso dalla normale periferia un po’ triste che di solito annuncia le città di maggiori dimensioni: in questo caso c’è un tracciato che passa a bordo acqua, in mezzo a un verde foltissimo, e che ti porta senza nemmeno che tu te ne accorga al ponte sulla Loira, al di là del quale c’è il centro della città.
Meno male che, nonostante l’andatura contro vento, siamo riusciti ad arrivare poco dopo l’ora di pranzo in albergo (un piacevole boutique-hotel in pieno centro città, l’Hotel Marguerite): in questo modo abbiamo avuto il tempo di girare con calma per Orléans e goderci le sue bellezze. All’inizio, devo ammetterlo, eravamo un po’ frastornati: dopo una settimana di viaggio attraverso paesi piccolissimi, villaggi sonnolenti e campagne deserte, arrivare in un centro urbano vivace, attivo, pieno di negozi e di locali ha fatto sì che ci aggirassimo ammirando le vetrine, i bar e i ristoranti con un atteggiamento tra lo stupefatto e l’entusiasta.

In effetti Orléans è davvero una città bella e gradevole, che meriterebbe una visita anche se non si trovasse al centro di una zona piena di attrazioni di ogni tipo. C’è la splendida cattedrale gotica, c’è il bellissimo palazzo dell’Hôtel Groslot, c’è il centro medievale con le sue case a graticcio coloratissime e perfettamente conservate.

Ma soprattutto c’è lei, la Pulzella d’Orléans: Giovanna d’Arco, gloria locale che qui compare praticamente dappertutto: c’è la sua casa (con all’interno un museo) in pieno centro; ci sono vie, negozi, bar e ristoranti a lei intitolati; ci solo le sue gesta raffigurate nelle vetrate colorate della Cattedrale; ci sono statue che la ritraggono praticamente dappertutto.

Purtroppo, ci siamo mancati per un pelo i grandi festeggiamenti di ieri, di cui ancora si vedono tracce nelle grandi decorazioni floreali e nelle bandiere che adornano la città. L’8 maggio, infatti, non solo è festa nazionale in tutta la Francia per l’anniversario della fine della seconda guerra mondiale (il corrispondente del nostro 25 aprile, per intenderci): qui a Orléans si va parecchio più indietro nel tempo e si festeggia soprattutto la liberazione della città (assediata dagli inglesi) da parte di Giovanna d’Arco nel 1429, con sontuosi spettacoli e sfilate in costume d’epoca e persino un “mercato medievale”.
Insomma, qui a Orléans si vive un po’ sospesi tra presente e passato, tra memorie di sei secoli fa e negozietti “di tendenza”. Un mix che ti fa venire voglia di restare qualche giorno a goderti questo posto… se non fosse che la Poderosa scalpita, che Amboise è ormai vicina e che la Loira promette ancora parecchie cose spettacolari.
Domani è in programma una pedalata di poco più di 60 km fino a Blois. E magari, vento permettendo, con qualche deviazione panoramica nel mezzo. Domani vi racconto come è andata!
