Ci sono così tante cose da raccontare ogni giorno, e c’è così poco tempo per farlo… anche in questa giornata di pausa parigina , che riposante lo è stata ben poco e che mi ha visto accumulare una buona dozzina di km, percorsi però a piedi.
Questo perché ho approfittato del giorno di sosta per portare Lady B al negozio ufficiale Brompton di Parigi (il “Brompton Junction” cugino di quello che c’è a Milano) per una revisione prima di lanciarmi nella nuova sezione del viaggio. Devo dire che sono stati gentilissimi, mi hanno accolto benissimo e sono riusciti a darmi priorità sistemando tutto in giornata (in particolare il cambio che aveva qualche problema e i freni che andavano registrati), nonostante fossero pienissimi di lavoro.
Io, nel frattempo, ne ho approfittato per andarmene a zonzo per la città, dalle parti di Montmartre, scoprendo una città “a 30 km/h” (questo il limite in gran parte delle vie) ancora più piacevole, vivace, vivibile. Molti parigini, mi dicono, sono tuttora parecchio incavolati per queste novità che hanno modificato radicalmente le loro abitudini. Ma i risultati positivi sono incontestabili, anche se digerire i cambiamenti è sempre un processo difficile e che richiede tempo.
Vi avevo però promesso ieri che vi avrei parlato della mia sistemazione per queste due notti. Ecco un rapido resoconto, perché merita: in vita mia ho dormito in molti posti scomodi e stravaganti, ma nulla di paragonabile al loculo in cui mi trovo in questo momento.
Iniziamo con il dire che, per risparmiare (mia preoccupazione costante in tutto il viaggio) avevo pensato bene di prendere un monolocale su Airb&b anziché un più costoso albergo. Tanto, ho pensato, essendo da sola non ho mica bisogno di grandi spazi, ma così almeno resto vicina al centro.
La prima sorpresa è stata quando mi sono resa conto che l’indirizzo – che infatti mi suonava in qualche modo famigliare – è praticamente quello del Bataclan: per la precisione, il portone accanto. Ieri sera tra l’altro era in programma un concerto, e devo dire che mi ha fatto una certa impressione pensare a quello che è successo lì sette anni fa; la vita va avanti, come è giusto che sia, ma ripensare a quella tragedia e a quei morti (ho ricontrollato: 137, un numero spaventoso che avevo rimosso) non posso dire che mi abbia lasciata indifferente.
Ma veniamo alla mia sistemazione: una tipica “chambre de bonne”. In altri termini, i piccoli alloggi riservati alla servitù e ricavati nelle soffitte dei palazzi borghesi: avete presente la stanzetta del topo di Ratatouille? Ecco, una cosa del genere, al sesto piano (ovviamente altissimi e senza ascensore) dove ho dovuto trascinarmi anche Lady B, dato che il locale delle biciclette nel cortile non era chiuso a chiave e fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
Ho fatto due conti: a occhio (ma si sbaglia di poco) misura sei metri quadrati. Esatto, SEI: praticamente una cabina armadio, e neppure delle più grandi. In cui però, con una serie di ingegnosi incastri al limite del paradossale, la padrona di casa è riuscita a far entrare – almeno formalmente – tutte le dotazioni di un appartamento: un letto (raggiungibile da una scala a pioli che rende inagibile il resto del “locale”, ma tanto non importa perché sei sul letto), una doccia + water (quest’ultimo talmente incastrato tra due paretine di compensato da essere utilizzabile solo da persone di taglia inferiore alla 46), ma anche un lavello, un fornello, un frigo, un forno a microonde, un condizionatore d’aria, una tv, una poltroncina, una mini-scrivania. Tutto incasellato in un demenziale tetris che fa sì che, per utilizzare qualcosa, tu debba spostare/piegare/richiudere tutto il resto; e in questo delirio troneggia però, incongruamente, una gigantesca lavatrice, che occupa poco meno di un quarto dello spazio totale e che appare come la vera regina della “casa”.
Vabbè, è un’esperienza anche questa; credo che se qualcuno in Italia provasse a mettere insieme una cosa simile verrebbe come minimo messo in galera; e a questo punto mi viene da pensare che le tanto vituperate norme per la costruzione e ristrutturazione degli edifici non siano poi così inutili…
La mia serata finale a Parigi ad ogni modo, si è conclusa alla grande con una piacevolissima serata di pizza e chiacchiere in compagnia di Giselle: una ragazza italiana che dopo aver girato e lavorato un po’ in tutto il mondo si è ora stabilita a Parigi. Ci eravamo conosciute finora solo via social, e l’occasione di incontrarsi di persona, di cenare insieme e di parlare un po’ di tutto è stata proprio una bella sorpresa di viaggio.
Assai meno piacevole la sorpresa che ho avuto poco fa, quando ho scoperto che qui in Francia sta per iniziare non so quale weekend lungo che evidentemente porterà metà della popolazione in Normandia. Sto disperatamente cercando in tutti i modi, ma a quanto pare sul percorso della ciclovia Parigi-Londra, dopo la prima tappa (su cui comunque mi avventurerò per non lasciare nulla di intentato) non c’è più un buco libero per dormire, da nessuna parte. Anche in questo caso, a quanto pare, sarò costretta a modificare l’itinerario. Per fortuna Santo Interrail mi fa vivere la cosa molto più tranquillamente, ma adesso bisogna che mi metta a ridisegnare questa parte del viaggio. Vi farò sapere: alla prossima!
