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Castelli, abbazie, anguille e altre meraviglie

10 ottobre 2021 By Monica Nanetti

Se a qualcuno venisse qualche dubbio del tipo “ma perché poi si viaggia?”  “ma ne vale la pena? non è meglio stare a casa?”, ecco, basterebbe una giornata come oggi per dare tutte le risposte.

Iniziamo con il meteo, che è stato ancora freddo e ventoso, ma tutto sommato meglio di ieri: più che altro perché il vento ha soffiato prevalentemente a nostro favore (una fortuna che temo di dover espiare in futuro con chissà quali altre sfighe meteorologiche).

Ma soprattutto, per la maggior parte del nostro itinerario di oggi abbiamo avuto una guida d’eccezione: Arianna, simpatica e tostissima ciclista che abita proprio lungo il tracciato, al confine tra Veneto e Romagna. Lei, che è una grande viaggiatrice in bicicletta e conosce queste zone a menadito, ci ha fatto da cicerone permettendoci di scoprire cose che sicuramente ci sarebbero sfuggite, se ci fossimo limitate a seguire a testa bassa la traccia gpx. A partire dal castello di Mesola, piccolo gioiello nel mezzo della campagna, costruito dagli Este nel ‘500 come “villa di delizie” per la loro villeggiatura (alla faccia…).

Ma l’itinerario alternativo attraverso cui ci ha condotte Arianna, lungo sentieri sterrati e strade tranquille, riservava altre meraviglie: prima tra tutte l’abbazia di Pomposa, che non mi ero resa conto fosse così vicina a dove ci trovavamo: bellissima, elegante, splendidamente conservata e immersa in un bel parco-giardino. Da sola, meriterebbe una gita da queste parti.

Altro spettacolo, la grande pineta che si estende a bordo mare tra Lido di Volano e Lido delle Nazioni e che si percorre attraverso un lungo rettilineo nel verde: qui abitava già da tempo un certo numero di cervi, che con il covid e il conseguente isolamento si sono trovati senza alcun elemento di disturbo sul loro territorio: risultato, nel giro di due anni sono diventati assoluti padroni di casa, e si aggirano per ogni dove attraversandoti la strada a pochi metri dalle ruote della bicicletta.
Un angolo di natura quasi incontaminata, reso ancor più inaspettato dal fatto che, a pochi minuti da lì, ci sono le grandi spiagge dell’Adriatico con tutto il loro corredo di ombrelloni, bar, rosticcerie, giostre, mini market, locali, negozi.

Insomma, quello con Arianna è stato un incontro prezioso, ed è davvero bello trovare lungo la strada persone con cui, chiacchierando a ruota libera (è proprio il caso di dirlo!) scopri di avere tanto in comune (…a parte fiato e gambe: è stata così gentile da tenere la nostra velocità, ma penso che per lei sia stata una passeggiatina al rallentatore…).

Le belle sorprese, comunque, non erano ancora finite, perché la nostra meta per la giornata ci ha lasciato davvero a bocca aperta: né Annita né io, infatti, conoscevamo Comacchio, e non avevamo idea di quanto affascinante potesse essere questa cittadina che chiamano “la piccola Venezia”: canali, ponti antichi, casette colorate, un grande centro storico conservato benissimo e una lunga affascinante storia in cui un ruolo da protagonista spetta al pilastro dell’economia locale: l’anguilla, che da lunghissimo tempo viene pescata nelle “valli” (valli??? mah…) locali. Colpo di fortuna, siamo capitate proprio nel bel mezzo della “Festa dell’Anguilla”, con tutto il paese animato da bancarelle, esposizioni, musica e iniziative varie. Un’atmosfera fantastica, soprattutto al tramonto: perché le luci del tramonto, da queste parti, sono davvero qualcosa di speciale.

Abbiamo così scoperto una serie di cose, tra cui:

1) l’anguilla è un animale misteriosissimo, che non solo non viene allevato, ma di cui addirittura – nonostante la si studi da secoli, coinvolgendo personaggi che vanno da Aristotile (!) a Freud (!!!) – non si è ancora capito bene come faccia a riprodursi e che razza di vita conduca. Un po’ come la vecchia leggenda metropolitana secondo la quale a Milano non si sono mai visti funerali di cinesi (lo so, è una scemata, ma la voce girava), a quanto pare nessuno è mai riuscito a vedere un’anguilla anziana e/o morta di morte naturale. Personalmente quei viscidi biscioni mi fanno parecchio schifo, ma devo ammettere che questo mistero che li circonda ha un che di affascinante

2) uno dei luoghi più suggestivi di Comacchio è il lunghissimo porticato del “loggiato dei Cappuccini”, una strada coperta costruita a metà del Seicento con ben 142 archi.

3) lungo il loggiato dei Cappuccini si trova un altro luogo interessantissimo: la “Manifattura dei Marinati”, museo che racconta storia e strumenti della pesca alle anguille, allestito nei bellissimi locali dove anticamente si preparavano le anguille marinate. La sala principale detta “dei fuochi” ospita 12 immensi camini in cui tuttora, per alcuni mesi all’anno, si arrostiscono le anguille destinate alla marginatura. Durante la Festa dell’Anguilla in questa sala è allestito un ristorante… indovinate un po’ a base di che cosa?

4) a me l’anguilla fa schifo non solo da vedere, ma anche da mangiare. Però vi assicuro che la pastasciutta condita con ragù di anguilla merita (e non sa di anguilla, giuro!)

Vabbè, per stasera è tutto: non nel senso che vi ho raccontato tutto quello che abbiamo fatto, visto e goduto, ma nel senso che mi si chiudono gli occhi dal sonno.

Domani si punta a Ravenna: nuovo report in arrivo!!

Perché mai certe cose si possono fare solo con le piramidi d’Egitto? eccomi alle prese con l’iconico campanile di Rivà

 

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: adriatica, anguilla, comacchio

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