E la magia è arrivata: dopo il primo giorno passato in località super turistiche e affollatissime, il lato selvaggio dell’Islanda ha incominciato a farsi vedere. C’è molta più gente rispetto all’ultima volta che sono venuta qui (7 anni fa), ma restano i fantastici panorami che sembrano appartenere a un altro mondo. Cascate (Skogarfoss and Seljalandfoss), un nuovissimo museo interattivo dedicato a vulcani e terremoti, la fantastica spiaggia nera nei pressi di Vik, l’immensa piana desertica di lava e muschio (memoria di recenti eruzioni), il profilo dei ghiacciai che si fa sempre più vicino.
Abbiamo anche dovuto affrontare qualche problema: per esempio, come fare benzina, dal momento che per qualche misterioso motivo nessuna delle nostre carte di credito è accettata. E, soprattutto, dove dormire: perché non solo gli alberghi sono tutti strapieni, ma sono anche vergognosamente cari. Grazie al cielo il tempo è bello (un po’ freddino, ma vabbè) e così ci siamo sistemate in campeggio nei pressi di Kirkjubæjarklaustur, delizioso paesino il cui nome è più lungo della sua strada principale. Forse siamo un po’ troppo vecchie per questo genere di cose. Lo scopriremo domattina. Augurateci buona notte, e buona fortuna.
