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SE CE L'HO FATTA IO

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Cammino Portoghese, a noi!

17 gennaio 2019 By Monica Nanetti

La cosa più difficile di oggi, a dire la verità, non è stata iniziare questo pezzo di Cammino Portoghese (che, se tutto va bene, dovrebbe portarmi in sei giorni fino a Santiago), ma alzarsi dal letto alle 4 del mattino per prendere l’aereo per Porto. E qui si vedono le vere amiche, perché Annita –  che questa volta non viene con me – si è valorosamente offerta di darmi un passaggio in macchina (alle 4.30!) fino al bus per l’aeroporto… insomma, almeno per un pezzetto è stata come sempre un’ottima compagna di avventura.

Dopo di che, si è trattato più che altro di una tappa di trasferimento: da Bergamo a Porto in aereo, poi in bus da Porto a Valença, e poi, per gli ultimi 8 km, a piedi lungo il grande ponte in ferro che scavalca il fiume Minho e separa il Portogallo dalla Spagna, per arrivare alla città di Tui.

È stato di certo un buon inizio, per tanti motivi: prima di tutto perché, partita da Milano sotto la pioggia, mi sono ritrovata al sole, con un clima tiepidino che mi ha persino permesso di pranzare all’aperto, al tavolino di un bar. Molto probabilmente non durerà, perché già da domani le previsioni danno pioggia per vari giorni; però intanto me la godo.

Altro motivo di soddisfazione è che le uniche due cittadine visitate fin qui, Valença e Tui, sono davvero molto belle e suggestive, entrambe arroccate sulle sponde opposte del fiume e piene di stradine antiche con palazzi in pietra scura. La cattedrale di Tui, poi, sembra lei stessa un’imponente fortezza ed è davvero spettacolare. 

E spettacolare sarebbe anche il lungo ponte che collega le due città, ma confesso che me lo sono goduto solo in parte: perché si tratta di un ponte in ferro costruito nel 1886, con la stessa tecnica utilizzata per la Torre Eiffel. E ancora oggi ci transitano treni auto, bici e – su un corridoio esterno affacciato sul fiume – pedoni. Il tutto è solidissimo e ben protetto, ma non basta di certo a chi come me soffre di vertigini; la prima metà, devo dire, è anche andata abbastanza bene: procedevo cauta ma dignitosa. Poi però, proprio a metà del ponte, mi sono fermata per buttare in acqua un limone, come vuole la tradizione… e non ha giovato: vedere il povero limone sprofondare verso il basso ha messo in moto tutte le mie paure, e sono arrivata in suolo spagnolo praticamente di corsa (sia per levarmi di lì il prima possibile, sia perché se mi fermavo non ero poi sicura di avere il coraggio di ripartire).

Comunque, anche questa è fatta.

Di sicuro, c’è una cosa: il Cammino in questa stagione dell’anno è molto diverso dalle immagini che ci arrivano normalmente. Perché, davvero, qui a gennaio non c’è proprio nessuno: anche se in questi ultimi 100 chilometri dovrebbe concentrarsi il

massimo dell’affollamento. La conferma definitiva è arrivata da una povera ragazza che ho incontrato seduta con aria desolata sui gradini della cattedrale di Tui: erano le 4 del pomeriggio, e la poverina mi ha accolto con festeggiamenti che in genere si riservano a eroi che tornano dopo anni. Poi ho capito: la simpatica fanciulla stava svolgendo un’indagine statistica per conto del Ministero del Turismo, e il suo incarico era quello di intervistare almeno otto pellegrini al giorno. Io ero la prima che aveva visto dopo ore di appostamenti, e dubito che abbia molte probabilità di trovarne altri sette… forse potrei travestirmi, fingere accenti stranieri e ripresentarmi da lei sotto falso nome tanto per darle una mano.

Domani si incomincia a camminare seriamente: adesso mi riposo, perché è stata davvero una giornata mooooolto lunga (sistemazione alla grande, peraltro: sono probabilmente l’unica ospite di un ostello a pochi passi dalla Cattedrale – ideas peregrinas – che è una vera meraviglia per struttura, pulizia, comodità, efficienza. Segnatevi il nome, in caso si venisse voglia di farvi un giro da queste parti.

A domani!

Filed Under: A piedi, Viaggi

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