Tra le molte cose che si imparano andando in bicicletta c’è il concetto di relatività delle distanze: perché, anche a parità di dislivello e di condizioni meteo, 50 km possono essere un’esperienza di molte ore stancante oltre misura, oppure una tranquilla e rilassante passeggiata di mezza giornata. Dipende dal tipo di strada, che può variare da un instabile fondo sassoso e pieno di buche fino a un nastro di asfalto liscio come il velluto.
E se il tragitto dei giorni precedenti – fino a una ventina di km dopo Castelnaudary – rientra nel primo caso, la parte successiva affrontata oggi corrisponde pienamente alla seconda ipotesi.
Siamo arrivati nel centro di Toulouse dopo una mattinata su una ciclabile idilliaca che costeggia costantemente il Canal du Midi: asfaltata, segnalata, ombreggiata, piena di scorci pittoreschi tra acqua, vegetazione lussureggiante, chiatte e imbarcazioni varie, chiuse fluviali con le loro grandi paratie e le suggestive casette di guardiania. Proprio davanti a una di queste abbiamo pranzato con un picnic tanto improvvisato quanto gustoso, per poi fare il nostro ingresso in città in tempo per piazzarci in albergo, parcheggiare in camera le nostre Brompton e goderci una camminata per le vie del centro (nonostante il caldo infernale che sembra essere una costante un po’ dappertutto in questi giorni).
Toulouse, dove non ero mai stata, si è confermata la splendida città che in molti mi avevano raccontato: non solo per le architetture (è chiamata “la città rosa” per il tipico colore delle sue abitazioni), per l’imponenza della Garonna che vi scorre in mezzo, per i suoi ponti e i monumenti storici. A dare un fascino speciale a questa città è un’atmosfera allegra, vivace, sorridente e rilassata.
Tantissima gente in giro (soprattutto giovani), tanti bei locali di ogni tipo, innumerevoli biciclette che, come un po’ dappertutto in Francia, godono della massima considerazione e di una viabilità a loro dedicata; basti pensare che praticamente ogni segnale stradale di divieto o di obbligo porta invariabilmente un cartello con la specifica “sauf vèlo” (“escluse le bici”), che sono quindi ammesse nei centri vietati, nella zone pedonali, possono svoltare liberamente anche dove è precluso a tutti gli altri mezzi; un bici-centrismo che rende il centro cittadino tranquillo, pieno di gente, godibilissimo.
Detto questo, si cambia capitolo: riconosciuto al Canal du Midi tutto il suo fascino, confesso di aver operato un colpo di mano, approvato all’unanimità dai miei compagni di viaggio. Perché, anche ammesso che il percorso si mantenga ben tenuto e poco impegnativo come negli ultimi km, bisogna dire una cosa: il panorama tende ad assomigliarsi moltissimo, e dopo tre giorni di pedalate lungo il canale iniziamo ad avere l’impressione di rivedere a intervalli periodici esattamente gli stessi luoghi. Benissimo fino a qui, ma altri quattro giorni in questo modo rischiano di essere decisamente troppi…
E poi, devo dire la verità: ho fatto di tutto per evitare di prenotare, se non quando assolutamente necessario, proprio per prendermi il gusto di cambiare il mio itinerario anche all’ultimissimo momento. Un’elasticità resa possibile anche dal mitico pass Interrail, che mi dà la possibilità di saltare a piacimento su e giù dai vari treni. Libertà assoluta, insomma: di cambiare idea, destinazione, progetti, panorami; una cosa che solo a pensarci mi mette allegria.
Morale: domattina saluteremo il Canal du Midi e ci trasferiremo direttamente sulle coste dell’Atlantico, all’altezza di Arcachon. E da lì riprenderemo a pedalare in direzione nord, costeggiando l’Oceano fino a La Rochelle, seguendo il tracciato chiamato “La Vélodyssée”, che fa parte dell’itinerario transnazionale Eurovelo 1.
Ci risentiamo presto, quindi, e credo con un bel po’ di cose nuove da raccontare.

