Le vacanze sono (o almeno dovrebbero essere) il momento in cui ognuno può finalmente seguire i propri interessi e le proprie passioni, senza costrizioni e senza vincoli di tempo.
A me, per esempio, piace girare in bicicletta e camminare, ed è ciò che racconto in questo blog; ma per le prossime vacanze ho deciso invece di fare qualcosa di completamente differente. Niente pedali, niente scarponcini: complice una fortunata combinazione di amici che stavano organizzando il viaggio, stavolta si va per mare, in barca a vela.
Non è la prima volta che passo le mie vacanze in barca, ma è trascorso molto tempo e molte cose (io, prima di tutto) sono cambiate: non so, quindi, che cosa succederà e come riuscirò a cavarmela, in una ventina di giorni in giro per il mare Egeo con meno di 15 metri di terreno solido sotto i piedi. Quel che è certo è che le mie scarsissime capacità marinare, in questi anni, non sono certo migliorate. Continuo a ignorare come si fa una gassa d’amante, mi aggiro tra sartie e parabordi con la goffaggine di un panda maggiore, non ho la minima idea di come si legge una carta nautica o di come si fa funzionare una radio. Insomma un disastro; ma volonterosa e di buon carattere. Conto su questo per evitare che i miei compagni di navigazione mi abbandonino sul primo scoglio raggiungibile.
Spero di poter raccontare “in presa diretta” le nostre vicende di navigazione, ma non sono affatto sicura che potrò disporre di una rete per collegarmi; c’è quindi la possibilità che il blog vada in ferie e che ci senta solo dopo le vacanze, a settembre.
In ogni caso, tornando alla considerazione iniziale, volevo solo dire che – anche se apparentemente molto diversa da un viaggio in bicicletta o da un cammino – questa esperienza ha comunque tutte le caratteristiche delle cose che amo di più: prima di tutto è un viaggio, e questo è di per sé un elemento vincente; in più, è una formula che segue un “andamento lento”, secondo i ritmi dettati dagli eventi naturali; è un modo per stare insieme a persone che mi piacciono e che stimo; è un’occasione per vivere immersi (mai termine fu più calzante) in una natura spettacolare.
Insomma, le componenti di base ci sono tutte, anche questa volta. E c’è, soprattutto, l’elemento che più mi entusiasma: quello di sperimentare qualcosa di nuovo, di diverso, con quel pizzico di paura e di gusto della sorpresa che un’esperienza inconsueta porta sempre con sé.
Ecco, alla fin fine è proprio questa la cosa che più mi diverte: buttarmi in qualcosa che un po’ mi stuzzica e un po’ mi intimorisce, e che all’inizio è in bilico tra il “fantastico, proviamo!” e il “ma che diavolo mi è venuto in mente, perché non sto tranquilla a fare le cose che sono abituata a fare?”.
È un piccolo, splendido e inimitabile brivido che merita di essere provato, ve lo assicuro: mettendo a tacere timori e diffidenze, ignorando una serie di scuse con se stessi e lanciandosi in qualcosa che si è sempre desiderato fare, ma non si è mai messo in pratica per un mix di timore, pigrizia e diffidenza.
L’augurio che vi faccio, quindi, non è semplicemente quello di buone vacanze; ma soprattutto di vacanze piene di cose nuove, da scoprire e su cui misurarsi.
A presto, collegamenti permettendo; nel frattempo, buon vento a tutti!