Oggi le cronache dal Myanmar sono (quasi) in vacanza. Mia figlia e i suoi amici, dopo mesi di vita da giovani squattrinati, hanno deciso di concedersi un lusso (peraltro relativo: parliamo di qualche decina di euro) e di regalarsi il miglior brunch della città, quello dell’Hotel Melià; e io, inutile a dirsi, mi sono aggregata volentieri.
Già, perché, a voler guardare bene, qualche angolo di confort internazionale si può trovare anche qui a Yangon, nei grandi alberghi di catene internazionali che stanno espandendo la propria presenza nel remoto Myanmar. Il brunch domenicale del Melià, per esempio, è una festa gastronomica senza eguali, anche per i miei parametri europei: un buffet di 4 ore con le eccellenze della migliore cucina internazionale, dalle ostriche freschissime al gorgonzola Doc, dall’anatra laccata alla pechinese al jamòn serrano di prima scelta. Inutile dire che me la sono goduta un sacco; ma soprattutto è stato bello vedere questi ragazzi (italiani, tedeschi, americani) godersi dopo mesi di lavoro nel “vero Myanmar” un po’ di piaceri in stile occidentale. Se li meritano, questo è certo.
Ora siamo stravaccati ai bordi della piscina sul tetto dell’hotel (dove peraltro non saremmo ammessi, ma abbiamo fatto finta di non capire…) a smaltire l’infinità di flutes di champagne che ci siamo scolati. Prima o poi ci cacceranno da qui, ma intanto godiamoci il momento; una filosofia che, peraltro, può essere applicata a un sacco di situazioni.
Qui Yangon, buona domenica a tutti!
