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Bici e treno, gioie (poche) e dolori

11 aprile 2019 By Monica Nanetti

Se 40 km in un giorno vi sembrano una faccenda riposante, provate a farli dopo aver sperimentato il brivido di un trasferimento bici e treno a bordo dell’ineffabile Trenord.

Oggi, prima giornata del nostro giro lungo la ciclovia dell’Oglio, era previsto in primo luogo il trasferimento da Milano fino al punto più a nord raggiunto dalla ferrovia: Edolo, ameno paesotto della Val Camonica ai piedi della strada che porta al passo del Tonale. Iniziamo con il dover partire tardi, con il regionale delle 11.25, perché i treni precedenti non trasportano bici. Vabbè, pensiamo noi: 35 minuti per il cambio a Brescia, e poco dopo le 15 siamo a destinazione; abbastanza per farci la cinquantina abbondante di km per arrivare a Darfo Boario, tanto più che la strada – viene logico pensare – sarà tendenzialmente in discesa.

Le cose, fin da subito, sono andate molto diversamente: saliamo su un treno che è un discreto casino, la cui composizione era stata modificata all’ultimo momento perché (ci hanno spiegato dopo i controllori) nel viaggio di andata “un ramo aveva danneggiato una carrozza”. Ma alla fine, comunque, hanno dovuto cambiare totalmente il convoglio, facendoci scendere tutti e risalire su un altro. Risultato: 50 min di ritardo e coincidenza persa, con il treno successivo che sarebbe arrivato a Edolo dopo le 17… in pratica, una giornata buttata.

Noi, però, non siamo tipe da arrenderci facilmente: dopo una rapida consultazione decidiamo così di investire una parte del nostro budget, acciuffiamo un taxi monovolume e ci facciamo trasportare alla meta. Alla faccia dell’intermodalità bici e treno…

Comunque, tra un intoppo e l’altro, siamo riuscite a metterci in sella a Edolo solo verso le 16, accompagnate da una pioggia che, con diversi gradi di intensità, non ha mollato che per pochi minuti. Un vero peccato, non tanto per la pioggia in sé (dopo un po’ ti abitui e non ci fai quasi più caso) quanto perché le nuvole ti impediscono di goderti un percorso che – per quanto sono riuscita a vedere – è davvero spettacolare. La ciclovia stessa è piacevole, ben segnalata e tranquilla (beh, sì, questo non fa testo: di deficienti che pedalano sotto l’acqua alle sei del pomeriggio non ce ne sono tantissimi); anche se, almeno in questo tratto, è parecchio più impegnativa di quanto mi aspettassi. Perché è vero che si scende di quota, nel conto complessivo; ma per farlo si è costretti a superare parecchie salite davvero bastarde: lunghe, ripide, a volte su sterrato. Alcune (almeno per noi) infattibili restando sui pedali e faticose anche spingendo la bici a mano.

Ma è tutto allenamento, e questa è una consolazione: tanto è vero che nonostante tutto non abbiamo neppure imprecato (secondo le mie personali statistiche, all’imprecazione si arriva al terzo giorno di salite consecutive, mentre al quinto giorno si è decisi a dichiarare guerra allo stato o regione visitata). Un’altra consolazione è che, arrivate alle sette di sera all’altezza di Breno, abbiamo saggiamente deciso di fermarci, accorciando di una quindicina di km il nostro programma del giorno. E qui abbiamo trovato al primo colpo un gradevole e accogliente albergo, un riparo per le bici, un letto comodo, una doccia bollente e soprattutto un eccellente ristorante di specialità locali, dove ci siamo rimpinzate senza ritegno.

Domani tappa lunghetta, perché abbiamo da recuperare i 15 km di oggi. Ma forse il tempo è in miglioramento e le salite meno frequenti.

Tanto, pensare in positivo costa uguale…

Vedremo come si mette: stay tuned!

Filed Under: In bici, Viaggi

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