Il diario della sera oggi è spostato alla mattina successiva perché ieri, dopo 92 km di strada (in gran parte su sterrato), ci siamo fermate a dormire a Calvatone, ospiti della bellissima casa di famiglia di una coppia di cugini di Annita, e tra una chiacchiera e l’altra siamo riuscite a fare tardi nonostante la stanchezza. 
Ormai ci stiamo avvicinando al Po e si sente l’atmosfera della Bassa: mancano solo 25 km al termine della ciclovia, e in totale ne mancano una sessantina alla fine del nostro itinerario previsto, che dovrebbe portarci a Mantova per prendere il treno del ritorno. Non è detto, però, che ci atterremo fedelmente al programma. In questo momento è mattina molto presto e non ho ancora guardato fuori dalla finestra, ma le previsioni danno pioggia intensa per le prossime ore; e forse non abbiamo voglia di bagnarci e infangarci fino alle ossa, per percorrere una strada in gran parte già conosciuta (quella dal Po a Mantova lungo la Via Postumia) per pura testardaggine. A una decina di km da qui c’è una simpatica stazioncina con un treno diretto per Milano, e non è detto che non decideremo di prendere quello. Tanto, alla fine, i nostri 240 km li abbiamo messi insieme e possiamo considerarlo un “test” più che sufficiente per il prossimo “Leonardo in bicicletta”.
Anche perché quella di ieri, nonostante fossimo in pianura, è stata una giornata molto faticosa: perché si svolge in gran parte su sterrato, ma soprattutto perché c’è sterrato e sterrato. In questo caso, si trattava spesso di una strada irregolare piena di buche (e ovviamente pozzanghere), grossi sassi, fango, ghiaino instabile… insomma una faticaccia che ci ha costretto ad avanzare a passo di lumaca e ci ha fatto ritrovare soprattutto con braccia e spalle a pezzi per i continui scrolloni.
Lo dico per chi pensasse di percorrere come noi la ciclovia dell’Oglio: è molto bella, ne vale assolutamente la pena, ma non aspettatevi un “corridoio” liscio e tranquillo: ci sono tratti (non molti, in verità) su strada carrozzabile e ce ne sono altri invece molto più “rustici” (ieri abbiamo anche dovuto scavalcare con le bici un paio di cancelli).
Altra nota per chi volesse venire da queste parti: scaricatevi la traccia gps disponibile sul sito (è gratis) e tenete acceso il dispositivo, soprattutto nella seconda parte del percorso dopo il lago d’Iseo: da qui in avanti, infatti, la segnaletica è un po’ meno completa e non sempre visibile (c’è questa strana abitudine, ogni tanto, di posizionare il segnale dopo l’incrocio anziché prima). E mentrenella prima parte, lungo la valle, la direzione perlomeno è sempre chiara, invece in queste zone piatte di stradelli che si inoltrano a zig zag per i campi perdere la direzione è facilissimo.
Ancora qualche nota sul percorso di ieri (Rudiano – Calvatone), che ci ha portato attraverso un numero imprecisato di paesini sonnacchiosi e microscopici borghi agricoli dai nomi affascinanti (come uno strano villaggio – probabilmente costruito ex novo in epoca fascista – di fattorie tutte uguali che fiancheggiano un unica strada centrale, a cui si accede attraverso un arco, battezzato ottimisticamente Buonpensiero). Un mondo a pochi km dalla città ma radicalmente diverso, che solo un viaggio in bicicletta può permetterti di scoprire e assaporare.
Questo è tutto, per ora. Adesso passiamo al “consiglio di guerra” con Annita per decidere il da farsi. Domani vi dico come è andata.
Buona domenica!