L’eroe del giorno è indiscutibilmente Paolo: l’unico che oggi ha sdegnosamente respinto l’idea di prendere il treno e ha sfidato le terroristiche previsioni meteo (violenti temporali con raffiche di vento a 70 km/h), pedalandosi tutti i 90 km da Sancerre a Sully, da dove sto scrivendo questa sera.
Tutti gli altri, invece, hanno acconsentito con sollievo al mio “piano B”, escogitato questa mattina alle 6 mentre sentivo la pioggia scrosciare fuori dalla finestra: una ventina di km per raggiungere la cittadina di Cosne-sur-Loire, poi un simpatico treno (sia gloria alle ferrovie francesi e ai loro vagoni attrezzati per le bici!) fino a Gien, risparmiando circa 50 km di percorso, e di nuovo in bici per gli ultimi 27 km fino a raggiungere Sully e il suo splendido castello. Perché, come diceva Totò, “è la somma che fa il totale”, e noi siamo veramente esasperati dal pedalare sotto l’acqua e al freddo da giorni e giorni.
La formula bici+treno ha funzionato alla grande: certo, abbiamo comunque preso un po’ di pioggia, ma i “veri” temporali erano previsti a partire dal pomeriggio: e infatti ha iniziato a piovere di gusto proprio nel momento in cui mettevamo piede in albergo. E dato che la fortuna aiuta gli audaci (e anche quelli che pedalano come matti) è andata bene anche a Paolo, che deve aver spinto sui pedali come una locomotiva riuscendo a tenere una velocità da cinquantino truccato. Tanto è vero che è riuscito a raggiungerci a una decina di km dalla meta, scampando anche lui il grosso del maltempo.
Tra uno scroscio e l’altro siamo riusciti anche a goderci la visita al Castello di Sully – il nostro primo “vero” castello della Loira – che è tanto bello ed elegante da fuori quanto interessante dall’interno. Il piano più alto, subito sotto il tetto, è chiamato “la Charpenterie” (“la travatura”): era la sala che ospitava la guarnigione del castello, ma è soprattutto uno spettacolare capolavoro di perizia costruttiva. Una volta “a botte spezzata” (un canone di architettura gotica di cui ignoravo l’esistenza, che ti regala l’impressionante sensazione di trovarti nel ventre di un’enorme nave rovesciata), che si solleva fino a 15 metri dal pavimento e che è stata interamente realizzata con incastri di enormi tronchi in legno di quercia, l’80% dei quali ancora originali e risalenti al XV secolo. Proprio mentre ammiravamo l’immenso salone, fuori si è scatenato l’inferno: tuoni, lampi, vento e pioggia a secchiate che scrosciava rumorosamente sulle tegole proprio sopra di noi.
Ecco, il pensiero che proprio in quel preciso momento avremmo potuto trovarci invece ad arrancare sui pedali, stanchi morti e bagnati come pulcini, è stata una sensazione meravigliosa. E prendere il treno non ci è sembrata affatto una resa, quanto piuttosto un comportamento perfettamente coerente con la logica del “se ce l’ho fatta io”: che è poi quella di godersi il viaggio nel migliore dei modi, senza sentire il bisogno di dimostrare niente a nessuno.
In questo momento sto scrivendo rintanata al caldo e all’asciutto nella mia graziosa cameretta, mentre fuori continua a tuonare e gli amici iniziano a progettare in quale ristorante andare a cena. Ditemi voi se non ci si può sentire più felici e soddisfatti.
P.S.: domani danno ancora pioggia, ma senza temporali; e la nostra meta, Orlèans, è a soli 50 km… da qui in avanti le cose sembrerebbero farsi più semplici, ma non diciamolo troppo forte. E magari finalmente Leonardo decide di darci una mano.
