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SE CE L'HO FATTA IO

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Appunti di cicloviaggio

4 maggio 2019 By Monica Nanetti

Niente da fare, il meteo da lupi è il vero protagonista di questo cicloviaggio: anche oggi, nei 75 km – con qualche saliscendi piuttosto significativo – tra Chalon sur Saône e Montceau les Mines, il tempo non ci ha dato tregua: dopo una mattinata “soltanto” freddissima, ha ricominciato la litania di sfighe climatiche: vento, temperature in picchiata, grandine, pioggia, fango (ovviamente piove sempre quando sei su strade sterrate, con il risultato che quello che non ti bagna da sopra te lo ritrovi dal basso sotto forma di luridi schizzi). 

Domattina alle 7 le previsioni danno temperatura di 0,8 gradi. Praticamente rischiamo di trovare ghiaccio sulla strada…

Però non riesco a capire come mai, ma il nostro gruppetto riesce a mantenere un incrollabile buonumore nonostante tutto. Anche se persino Cristina e Giorgio (gli amici che ci hanno raggiunto a Besançon e stanno pedalando con noi) sono un po’ sgomenti dalla situazione; e pensare che loro vivono a Macugnaga, a 1400 metri di quota ai piedi del Monte Rosa: gente di montagna tosta e abituata al gelo…

Ma a quanto pare la “magia del cammino” sta giocando a nostro favore: più il tempo è brutto e più noi ci ridiamo sopra (a volte un po’ istericamente, lo ammetto); come pure ridiamo di altri piccoli inconvenienti che caratterizzano il nostro cicloviaggio, come ad esempio il problema del pranzo.

Se vi venisse in mente di fare un giro da queste parti, è bene che sappiate un paio di cose a questo proposito. La prima è che il territorio (una campagna verdissima e spettacolare) è molto ma molto vasto: e si può pedalare a lungo prima di incontrare un paesino. Tanto più che i nomi che si vedono segnati sulla mappa spesso su riducono a due stalle e un granaio, o nella migliore delle ipotesi a tre stalle, un granaio, un municipio e una chiesetta.

Anche nei centri leggermente più grandi, che distano tra loro parecchi km, le probabilità di trovare locali in cui rifocillarsi e fare pipì sono scarse: pochi bar, pochi ristoranti, molti dei quali in questo periodo chiusi. In pratica, puoi pedalare per 20/30 km senza trovare un posto dove fermarti.

La seconda cosa da sapere è che qui l’orario del pranzo è rigidissimo: e presentarsi chiedendo di mangiare al di fuori della finestra 12.30 – 13.30 equivale nella migliore delle ipotesi a sentirsi dire “spiacenti, niente da fare”. Oggi sono entrata alle 13.39 in una sperduta trattoria di campagna chiedendo se potevamo avere almeno un piatto di affettato e c’è mancato poco che la corpulenta ostessa non mi aggredisse (“È finito TUTTO! La cucina è CHIUSA!!! Io non ho tempo di darvi due cestini di pane e un po’ di prosciutto perché HO DA FARE!!!!!). Meno male che poi, pochi chilometri più avanti, dei simpatici ragazzi di un piccolo bar/ristorante ci hanno accolto, sfamato e pure coccolato, ristabilendo un’ottima media.

Resta comunque il fatto che procurarsi cibo a ora di pranzo è abbastanza complicato: e date le temperature e la pioggia, non è neanche il caso di pensare ad arrangiarsi in stile pic-nic.

Del resto, per quanto questo siano luoghi estremamente civili e civilizzati, qui si avverte fortissimo un contatto con la natura, con la terra, con gli elementi: non è affatto un mondo selvaggio, ma c’è qualcosa di primordiale a cui non siamo più abituati e che ha un fascino straordinario. Lo dimostra la fantastica quantità di animali che incontriamo: non solo mucche, pecore, capre e cavalli al pascolo, ma anche fauna selvatica di tutti i tipi. Caprioli che corrono attraverso i campi arati, scoiattoli scurissimi che ti attraversano la strada, aironi che spiccano il volo sull’acqua del canale a pochi metri da te, coppie di rapaci (falchi?) a caccia che veleggiano a lungo sopra la tua testa, cori di rane che sembrano sghignazzare al tuo passaggio.

Alla fin fine, forse non è così difficile capire perché, nonostante il freddo, la pioggia e la stanchezza, ci piace tanto fare quello che stiamo facendo.

A domani!

Filed Under: In bici, Viaggi

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