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SE CE L'HO FATTA IO

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Anti-age estremo: basta una nuova bici

8 febbraio 2018 By Monica Nanetti

Come ringiovanire di 45 anni in pochi minuti.

Quando avevo 11 anni ho ricevuto il più bel regalo che potessi desiderare. A quell’epoca, tra bambini e ragazzini, andavano di moda le bici da cross: ricordo di essermi inutilmente ingozzata di Tin-Tin (leggendarie merendine a base di grassi e petrolio) solo nella speranza di vincere una bici dei Tin-Tin Agers, una specie di chopper con cui – almeno apparentemente – si poteva scorrazzare a tutta birra e compiere meravigliose evoluzioni.

Ma il top, il vero status symbol, era uno solo: la mitica Saltafoss, posseduta dai più fighi del cortile e sogno proibito di tutti gli altri. Fino a quel Natale in cui mio padre mi fece trovare sotto l’albero uno scatolone di dimensioni spropositate, con dentro l’oggetto più bello che avessi mai visto in tutta la mia breve vita: una Graziella Leopard, veicolo di cui si sono ormai perse le tracce.

Il che non stupisce, considerata la bruttezza: colore giallo e verde marcio, telaio tondeggiante, poggiaschiena altissimo, fanaleria da concerto rock. E, soprattutto, un peso spropositato (forse una decina di chili più dei miei all’epoca) che lo rendeva una sorta di monolite inamovibile. Ma non è questo che importa: quello che ricordo perfettamente è l’emozione, la gioia, l’entusiasmo e il senso di libertà che la mia prima “vera” bici mi aveva regalato.

Da allora (grazie anche all’indefessa attività dei dannati ladri) ho avuto molte altre biciclette, ma nessuna ha eguagliato la sensazione straordinaria dell’arrivo della Graziella Leopard. Almeno fino a ieri, quando con Annita e Bruna, le mie socie d’avventura, sono andata alla sede di Specialized a ritirare la Poderosa, la mia nuova bici. Che, per la cronaca, è una Sequoia Elite, bici da “cicloturismo e avventura” che è poi la stessa utilizzata da Jovanotti nel suo giro in solitaria della Nuova Zelanda (godetevelo qui, che poi ci facciamo un pensierino…).

In breve, ero emozionata come una bambina; confesso che ho ascoltato molto distrattamente le spiegazioni del tecnico, che mi illustrava concetti misteriosi come “perni passanti” o “freni a disco idraulici”. Quello che vedevo era solo una prospettiva di nuovi viaggi, nuove esperienze, nuovi progetti, tutti nati dall’avventura un po’ incosciente dello scorso anno lungo la Via Francigena.

Chiariamo subito un punto: il fatto di avere una nuova bici molto più “performante” di quella utilizzata fino ad ora non significa che io intenda pormi obiettivi di prestazioni, velocità, risultati. Lo spirito resta sempre lo stesso: quello del vagabondare senza stress, senza nulla da dimostrare, semplicemente godendo la leggerezza, il piacere e la libertà che solo un viaggio in bici – lungo o corto che sia – ti può regalare.

Ma di sicuro una bici come la Poderosa è un grande passo avanti: non è detto che mi farà arrivare prima, ma di certo mi farà arrivare meno stanca permettendomi così di godermi maggiormente la visita dei luoghi, le deviazioni, le cene, le serate; non è una garanzia di poter percorrere i 1800 km del tragitto da Vienna a casa, ma di certo renderà il viaggio più confortevole e aumenterà il desiderio di andare avanti; e anche la fiducia, il sostegno e il “tifo” degli amici di Specialized sono una fantastica iniezione di energia, la conferma che l’idea alla base di “Se ce l’ho fatta io” è compresa, condivisa e capace di coinvolgere tante altre persone, soprattutto donne, che magari non avrebbero mai pensato di fare qualcosa del genere.

nuova bici in mostra

A proposito di fare cose che non ci si sarebbe aspettati, devo fare una confessione: mi secca, ma ho promesso a me stessa che in questo blog sarei stata sempre assolutamente sincera, e quindi lo devo dire. Ieri, andando a ritirare la nuova bici, oltre che contenta ero anche parecchio preoccupata. Perché, per dirla sinceramente, non sono la migliore delle cicliste: riesco a combinare la goffaggine di un’adolescente con la rigidità di un’anziana, con risultati piuttosto catastrofici.

Ora, la Poderosa non è una bici da corsa, ma ne ha molte caratteristiche, incluso il manubrio; io in vita mia non sono mai salita su una bici del genere, bella o brutta che sia. E conoscendo la mia proverbiale agilità, già mi vedevo incastrata nel tentativo di salire in sella, oppure cadere miseramente alla prima frenata.

Insomma, tutto quel genere di orrende visioni che chi è dotato di scarsa fiducia in se stessa conosce benissimo. Tanto che, sotto sotto, pregavo perché piovesse a dirotto, in modo da avere una buona scusa per portare la bici a mano fino a casa ed esercitarmi poi, di nascosto, in qualche spiazzo deserto prima di esordire sulle strade milanesi.

Invece no: non pioveva, e così ci siamo dette “proviamo a fare un pezzetto, almeno fino in fondo alla via”; e da lì siamo arrivate fino a casa in assoluta facilità. La bici è comoda, maneggevole, non troppo alta (questo perché l’ho raccomandato almeno 15 volte a chi stava sistemando la sella) e fila che è una bellezza. Quindi, “ragazze” di ogni età che siete intimorite da mezzi dall’aspetto un po’ troppo tecnico e che magari pensate di non essere all’altezza (in ogni senso), vi passo una volta di più questa importante conferma: siamo perfettamente in grado di fare più cose di quante pensiamo, basta che troviamo quel briciolo di coraggio per superare le nostre paure, per ignorare la solita sensazione di inadeguatezza e per decidere di buttarci.

E adesso si incomincia davvero a pensare al viaggio: mancano 100 giorni alla partenza di “Da Vienna a casa”…

nuova bici a casa

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Attrezzatura, bicicletta, Da Vienna a casa, Poderosa, Specialized

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