Quando ho iniziato a pensare al mio viaggio “60×60” ho pensato che sarebbe stato un viaggio più o meno solitario. Non perché lo volessi, ma per una serie di altri fattori: perché avevo voglia di scegliere e decidere in assoluta libertà; perché mi rendevo conto che non sarebbe stato facile trovare altre persone con due mesi di tempo libero a disposizione; perché in ogni caso avrei voluto con me solo compagni di viaggio già molto amici, ben conosciuti e “sperimentati”; perché temevo che il sovrapporsi di esigenze diverse (quando, dove…) avrebbe complicato, ritardato e alla fine reso impossibile la partenza; e anche perché, in fin dei conti, non mi sembrava così essenziale avere per forza compagnia.
Il ragionamento, insomma, è stato “Io parto. Poi se lungo la strada qualcuno/a (in primis la mia socia storica, Annita) riesce a organizzarsi, raggiungermi e fare un pezzo con me, ben venga”.
Il sorprendente risultato è che, a quanto pare, in questi due mesi non sarò da sola per molto. E questo farà sì che le diverse sezioni del viaggio prenderanno fisionomie differenti non solo per i luoghi attraversati, ma anche e soprattutto a seconda delle persone che mi si affiancheranno, regalando ogni volta la gioia dell’incontro, l’emozione della partenza e una quantità di memorie condivise.
Tutto questo preambolo per dire che ieri è stato il giorno del cambio della guardia: salutata con dispiacere Chiara alla stazione di Lione, dopo un rilassante viaggio in treno sono arrivata a Montpellier dove ho trovato ad attendermi un autentico dream team: Annita, Giovanni, Franz e Geo, tutti a loro volta attrezzati di Brompton (alcune noleggiate, se ve lo state chiedendo: se volete saperne di più, potete sentire Brompton Junction Milano di via Melzo), a bordo di un gigantesco furgone preso a prestito e immediatamente ribattezzato “Corazzata Potiomkin”.
Uno di loro – Annita esclusa, che ha detto subito di voler fare come me il viaggio “in purezza” – guiderà a turno il mezzo di appoggio, mentre gli altri pedaleranno.
Insomma, nei prossimi giorni avrò con me non solo una compagnia praticamente perfetta, ma anche qualche comodità in più, soprattutto per eventuali spostamenti serali… a questo punto sono più che altro preoccupata per quanto mi sentirò sola e abbandonata quando i miei amici ripartiranno.
Ma vabbè, godiamoci il presente; è stata una tappa leggera, ovviamente, visto che ci siamo messi in sella quasi a mezzogiorno: 38 km lungo la costa, dai pressi di Montpellier fino a Sète, ritrovando così nel suo ultimo tratto la via Rhona dei giorni precedenti. Un percorso a filo d’acqua, tra mare e lagune, fenicotteri e spiagge, con luci, colori e atmosfere balneari completamente diversi dai giorni precedenti. Sète, poi, mi ha sorpreso per le sue dimensioni: pensavo a un piccolo paesino di mare, in realtà è una città assai movimentata, con un grande porto e una serie di canali che le hanno fruttato il soprannome (francamente un po forzato) di “Venezia della Languedoc”.
E ovviamente è iniziato il divertimento e il piacere di essere tra vecchi amici, a fare cose belle e insieme.
Oggi però si inizia a pedalare sul serio: ci aspetta la prima tappa lungo la Véloroute des Deux Mers” che ci porterà fin sull’Atlantico, a Bordeaux. Io, continuando una onorata tradizione, ho raccolto un sasso sulla spiaggia. Se tutto va bene, tra un po’ di giorni lo lancerò di nuovo in acqua, in un altro mare.
Dal Mediterraneo, per il momento è tutto. A domani!
