A me la festa della donna non ha mai detto niente. Non per polemica (“dovrebbe essere 365 giorni all’anno”, “non c’è nulla da festeggiare” ecc ecc), ma proprio perché – Natale a parte – a me le varie “giornate di qualcosa” risultano del tutto insulse.
Questo 8 marzo però è una giornata particolare, il giorno in cui (forse) in una bella porzione di Italia ci siamo accorti che non siamo al riparo da tutto: che imprevisti, emergenze, elementi incontrollabili e più grandi di noi possono irrompere nelle nostre vite e fare a pezzi in un attimo le nostre tranquille certezze.
Basta un evento casuale per ritrovarsi ad essere gli anelli deboli: minacciati da pericoli, guardati con sospetto, rifiutati, privi di accesso a situazioni che venivano date per scontate.
Se da tutta questa pesantissima vicenda del coronavirus potessimo almeno imparare che chiunque di noi può trovarsi improvvisamente dalla parte del più debole, ci sarebbe almeno qualcosa di positivo, da mettere sulla bilancia.
(Ad ogni modo, auguri a tutte… e a tutti: mi sa che ne abbiamo bisogno)
PS: Per rendere l’idea ancora più tangibile vi segnalo questo filmato di un’associazione che lavora al Cairo e si occupa di rifugiati; è in inglese (ma piuttosto comprensibile) e dura solo una manciata di minuti, e merita sicuramente di essere visto.