• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / A piedi / A Santiago fuori stagione

A Santiago fuori stagione

7 gennaio 2019 By Monica Nanetti

Tra dieci giorni si parte: destinazione Santiago. 

Cioè, non proprio direttamente Santiago: il programma è un po’ più lungo e tortuoso del normale. Prenderò a un orario improponibile della mattina un aereo per Porto, in Portogallo, poi un autobus che mi porterà verso nord a Valença do Minho, un paese al confine con la Spagna, e da lì a piedi attraverserò il ponte che porta a Tui, in Galizia per poi avviarmi passo passo verso Santiago de Compostela, distante circa 110 km, lungo il “Cammino Portoghese”: cinque giorni di strada, almeno stando alle guide.

Dovrebbe essere una faccenda abbastanza tranquilla, perlomeno sulla carta: seguo le tappe previste dal sito ufficiale, quindi senza prestazioni “da fenomeni”, con percorsi giornalieri quasi privi di dislivelli e lunghezze che variano dai 19 ai 28 km al giorno. Una cosa che, a occhio, è alla portata di una persona normale (come fisico, almeno: di testa è opinabile).

Certo, ci sono alcune particolarità e alcune incognite di cui tenere conto, in particolare la stagione. Perchè gennaio, a quanto pare, non è proprio un mese gettonatissimo per mettersi in cammino: fa freddo (e vabbè, ci si copre); piove (e vabbè, in quei posti piove parecchio anche d’estate); ma soprattutto le giornate sono ancora corte, il che mi costringerà a camminare decisamente di buon passo per evitare di trovarmi per strada al buio. Cosa, questa, che vorrei risparmiarmi, dato che già mi perdo e mi caccio nei guai con la luce…

In più c’è la questione della solitudine. 

Ma prima forse è meglio che faccia un breve excursus per chi non è molto a conoscenza delle caratteristiche del Cammino di Santiago: in realtà non esiste un unico percorso che porta alla città galiziana. Nel corso dei secoli i pellegrini provenienti dai più diversi luoghi hanno creato una vera e propria rete di percorsi che convergono verso la destinazione finale; c’è quello più classico, famoso e frequentato, che parte dalla Francia, attraversa i Pirenei e si snoda per circa 850 km quasi in linea retta; c’è quello che segue la costa settentrionale della Spagna; c’è il “Cammino Primitivo”, che parte da Oviedo… e così via. Tra questi percorsi “minori” c’è anche il “Cammino Portoghese”, che parte dal Lisbona e procede per circa 650 km verso nord, attraversando gran parte del Portogallo; si tratta di un tracciato decisamente meno frequentato (nel 2017 meno del 20% dei pellegrini ha scelto questo itinerario). Il che significa, incrociando il fatto che gennaio è probabilmente il mese con minori presenze, che ci sono buone probabilità di trovarmi praticamente sola lungo la strada.

Questa cosa da un lato mi preoccupa un pochino, soprattutto per il fatto di trovare strutture aperte dove dormire; ho cercato un po’ su internet, e dovrebbero esserci un certo numero di ostelli in funzione tutto l’anno. Ma dato che non posso prenotare perché non so bene quanta strada farò ogni giorno, il dubbio rimane; ho anche pensato alle possibili strategie in caso le cose ci mettessero male e non trovassi dove dormire, e la cosa più efficace credo sia quella di sedersi sui gradini di una chiesa (in Spagna se ne trovano comunque in abbondanza) e mettermi a piangere.

Problemi logistici a parte, in realtà questa cosa della solitudine mi piace parecchio; anzi, è stato il fattore che mi ha convinto a buttarmi in questo “assaggio” di cammino (perché un centinaio di km è proprio il minimo sindacale per ottenere la Compostela, cioè il “diploma” di pellegrino).

Era da molto tempo, infatti, che il Cammino di Santiago mi girava per la testa: da almeno una ventina di anni, da quando in un viaggio in auto attraverso la Spagna avevo scoperto, osservandoli dal finestrino, l’esistenza di questo sparuto manipolo di matti con zaino, bastone e conchiglia. All’inizio, però, non c’era il tempo e soprattutto non c’era la convinzione di poterlo davvero fare. E quando, alcuni anni fa, è scattato quel “clic” che mi ha portato all’idea di “Se ce l’ho fatta io”, il Cammino di Santiago era ormai diventato una moda, con centinaia di migliaia persone in marcia lungo i sentieri, ostelli affollati, fiumane di camminatori nelle città e nei punti più spettacolari. Quanto bastava per tenermene accuratamente alla larga (se non l’ho ancora detto, lo confesso ora: sono un po’ snob, in certe cose) e per orientarmi verso tracciati di minore popolarità come la Via Francigena.

Continuo a pensare che la Via Francigena sia uno dei viaggi più straordinari che una persona possa fare, e credo proprio che tornerò presto a percorrerla, almeno per qualche tratto (a proposito, in primavera arriva anche un nuovo libro su questo tema: state pronti, perché è una cosa di cui sono davvero orgogliosa!!). Ma il Cammino di Santiago restava un “buco” da riempire, il “grande classico” che fa da punto di riferimento e unità di misura per tutto il resto: un po’ come New York per chi corre le maratone.

Quindi eccomi qui: come dicevo, cinque giorni di cammino sono poco più di un assaggio, certo non paragonabile all’intero percorso. Ma credo sufficienti per darmi un’idea di questa nuova esperienza e di questo particolare mondo.

In ogni caso, saranno cinque giorni di cammino e di nuovi panorami da vedere: quanto basta per rendermi felice. E per confermare ancora una volta che molte esperienze sono al tempo stesso straordinarie e possibili: non vedo l’ora di raccontarvi questo viaggio e di mettere anche a voi il tarlo di fare qualcosa totalmente diverso dal consueto, come ad esempio mettersi per strada, senza nessun altro motivo se non la voglia di andare.

Filed Under: A piedi, Viaggi

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy