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SE CE L'HO FATTA IO

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A Losanna a festeggiare

12 luglio 2021 By Monica Nanetti

Come da tradizione il post dell’ultima tappa del viaggio arriva con un po’ di ritardo, perché mi è molto più comodo aspettare di essere comodamente seduta alla tastiera anziché lottare sugli spazi ristretti del telefonino, litigando con il delirante correttore automatico.

Eccoci a casa, quindi, dopo l’ultima intensa giornata di questa cavalcata attraverso la Svizzera lungo la Ciclovia Nazionale n.5 (Percorso dell’Altopiano). Giornata che, teoricamente, doveva essere almeno dal punto di vista ciclistico più leggera delle precedenti, con poco più di 50 km tra Yverdon e Losanna. I chilometri sono diventati poi 62; prima di tutto perché ci siamo persi all’uscita da Yverdon (un punto in cui le segnalazioni sono piuttosto carenti: al mattino c’era la buffa scena di almeno 3 gruppetti di ciclisti che giravano in tondo nella piazza tentando di capire dove andare, spiando nel contempo gli altri per vedere se avevano le idee più chiare: con il risultato che ci seguivamo a vicenda senza alcun costrutto). In secondo luogo perché Losanna è una grande città, e anche i chilometri che si percorrono una volta superato il cartello “Lausanne” sono un bel po’. E si tratta di chilometri decisamente “pesanti”: l’ultimo tratto prima di arrivare in città non è proprio quel tranquillo “scendere a lago” che mi aspettavo, tutt’altro: circa 500 metri di dislivello positivo concentrati su una serie di salitone bastarde e spaccagambe.

Ma il problema si pone soprattutto una volta a Losanna: splendida città che, a colpo d’occhio, sembra placidamente adagiata sulle sponde del lago. In realtà sulle sponde ci è arrampicata come un geco, e gli eleganti palazzi si affacciano su viali in pendenze ripidissime. Dal punto di vista dell’altimetria, una specie di Genova in versione elvetica.

Però, dato che eravamo arrivati presto – in tempo per il pranzo – c’erano troppe cose irrinunciabili: a partire da una visita al Museo Olimpico, divertente e interessantissimo, che ti mette voglia di fare sport anche se sei un pigro irriducibile e dove potresti passare un’intera giornata, tante sono le cose curiose e interessanti da vedere e da sperimentare (c’è persino una mini pista in tartan in cui misurare il proprio scatto da centometrista, cosa che ovviamente mi sono ben guardata dal fare).

Separati alla nascita 1
Separati alla nascita 2

La visita alle sale, tra l’altro, ha portato a una sconcertante scoperta: avete presente il barone Pierre de Coubertin, l’inventore dell’Olimpiade moderna, quello del motto “l’importante è partecipare”? A giudicare dal busto esibito nel museo, si è reincarnato in Giovanni, con cui ha una somiglianza impressionante, se si esclude il fatto che quello di Giovanni, di motto, potrebbe essere invece “….ma vaaaaai…ma vieeeeeni.…!” . E poi – cosa che ci ha assorbito un bel po’ di tempo – all’ultimo piano c’è il “TOM Restaurant”, un ristorante su una terrazza assolutamente spettacolare, che in una giornata di sole come quella che abbiamo trovato era una vera goduria.

C’erano molte altre cose che avremmo voluto visitare a Losanna, a cominciare dalla Collection de l’Art Brut: uno straordinario museo di opere realizzate da artisti autodidatti socialmente emarginati, come pazienti di cliniche psichiatriche e detenuti, di straordinaria potenza evocativa. Peccato che siamo arrivati ormai all’ora di chiusura (anche perché abbiamo dovuto affrontare la traversata della città con salite terrificanti sotto un sole micidiale) e abbiamo dovuto rinunciare… ripiegando su una visita al Flon, ex-quartiere industriale riqualificato e diventato ora luogo di ritrovo dei giovani, pieno di locali e di negozi di tendenza, dove ci siamo consolati con una sana birra osservando i preparativi per la finale degli Europei: la comunità italiana di Losanna a quanto pare è decisamente nutrita, e la quantità di bandiere e maglie della nazionale in giro per le vie era notevole già nel pomeriggio.

Nel frattempo ci aveva raggiunto anche un vecchio amico di Giovanni (e pure di Annita e mio), che vive da quelle parti: come al solito, è bello incontrare durante un viaggio in bicicletta persone che si conoscono e passare un po’ di tempo insieme. Tanto più che la finale degli Europei ci ha costretti a modificare il programma originario, secondo il quale saremmo tornati a Milano in serata: Giovanni non ci avrebbe mai perdonato di essere su un treno, sotto il traforo del Sempione, nel momento in cui veniva tirato il rigore decisivo… Comunque, la presenza di “Zaffa”, grande appassionato di calcio, ha anche permesso a Giovanni di godersi davvero la partita con un compagno all’altezza, per tifo e qualità dei commenti, anziché solo con due tiepide osservatrici che magari si distraggono al cellulare a metà di un pericoloso contropiede.

Tutto è bene quel che finisce bene: ci siamo esibiti in grida di giubilo dal balcone dell’albergo e abbiamo ascoltato per buona parte della notte i caroselli festanti dei tifosi locali, inclusi botti in stile Piedigrotta. E poi c’è chi dice che la Svizzera è “fredda” e noiosa…

Concludendo, anche questo cicloviaggio è andato, ed è andato benissimo: 320 km in totale, da Zurigo a Losanna, praticamente solo su ciclovie o percorsi protetti dal traffico automobilistico, attraverso panorami stupendi. Un itinerario davvero da consigliare, soprattutto se non siete stupidi come noi e rimanete più aderenti alle tappe consigliate dal sito del Turismo Svizzero (trovate tutto qui), anziché accorparle a due a due come – per problemi di tempo – abbiamo dovuto fare noi.

Adesso arriva la parte difficile: il momento dell’apertura dei borsoni (roba da artificieri) e la ripresa della vita normale, tra lavoro, bollette e seccature varie. L’unico antidoto è pensare già a un nuovo viaggio: e in effetti c’è qualche idea che ci sta girando per la testa…

Quello che non si vede dalla foto: 1) la pendenza della strada; 2) le maledizioni che sto tirando

Filed Under: Storie Tagged With: Svizzera

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