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A lezione dall’esploratore

11 marzo 2018 By Monica Nanetti

Franco Michieli è un esploratore, un alpinista, un geografo, uno scrittore e fa anche parecchie altre cose, inclusa la conduzione di seminari legati alla sua particolarissima concezione di viaggio attraverso terre incognite.

Sì, perché questo signore dal sorriso dolce e dall’aria un po’ buffa è uno dei maggiori esperti nel campo delle grandi traversate a piedi di catene montuose e di terre selvagge. Un’esperienza iniziata a 23 anni con la traversata integrale delle Alpi (81 giorni), seguita da quelle dei Pirenei (39 giorni), della Norvegia (150 giorni) e dell’Islanda (33 giorni), e poi nelle terre artiche e sulle Ande.

Ma soprattutto, di pari passo con il proseguire delle sue esperienze di esploratore in ambienti naturali incontaminati, Michieli ha progressivamente eliminato ogni ausilio all’orientamento; e non si parla solo di gps, ma di strumenti assolutamente “basici”: un esploratore del tutto “fuori dal tempo” che ha imparato a fare a meno anche di bussole, mappe e persino dell’orologio, e che parte senza portare nulla con sè, se non la sua capacità di leggere e interpretare le indicazioni fornite da madre natura.

In quest’ultimo weekend, in cui ho partecipato al suo corso “Diventare esploratore” organizzato da Movimento Lento presso la loro sede di Roppolo, nei pressi di Biella, ho scoperto che queste indicazioni sono molte più di quante si possa immaginare. Abbiamo passato due giorni ad aggirarci tra i boschi della Serra di Ivrea, incappucciati, infangati e infradiciati da una pioggia torrenziale, seguendo Franco e le sue spiegazioni, imparando così che si può capire dove ci si trova e che direzione prendere osservando il sole, la luna, le stelle, ma anche basandosi sulla conformazione e la composizione del terreno, sulla vegetazione, sulla direzione del vento e tantissimi altri indizi spesso assai poco appariscenti.

Se dicessi che ho imparato a orientarmi in un bosco o tra montagne sconosciute, sarebbe una bugia bella e buona: come esploratore faccio ancora parecchio schifo, e senza una buona mappa (o google Maps) credo che non riuscirei a cavarmela neanche a dieci chilometri da casa. Però di cose ne ho comunque imparate parecchie, e molto interessanti; e non è detto che non mi faranno comodo, prima o poi.

Ma la cosa più importante, secondo me, è stata soprattutto l’incontro con una vera e propria filosofia, che si affida con fiducia alla natura: le indicazioni possono essere un po’ generiche e approssimative (“circa da questa parte”, “più o meno di là”) e può capitare di non azzeccarci al primo colpo e dover ritornare indietro: ma è anche (o forse soprattutto) da questo che si può imparare moltissimo, di certo più che da una macchina che si incarica di guidarci con precisione a una determinata meta nel minor tempo possibile. Non a caso uno dei libri di Michieli si intitola “La vocazione di perdersi”, e non potrei essere più d’accordo con questa visione.

Temo di non essere stata un gran bello spettacolo, questa mattina: in precario equilibrio su un pendio scosceso, nel bel mezzo di un bosco, sotto il diluvio universale, con i piedi bagnati e la giacca a vento inzuppata e – a rendere la cosa ancor più surreale – con un ridicolo ombrelluccio in mano; a un certo punto confesso di essermi anche sentita un po’ stufa dei panni della “Giovane Marmotta” e di aver seriamente pensato di fare marcia indietro e di rintanarmi in un bar del centro di Biella con un bicchiere di prosecco in mano. Poi però ho pensato che anche un’esperienza del genere è qualcosa di raro e prezioso; e adesso (in vestaglia e dopo una bella doccia calda) sono davvero contenta di aver tenuto duro.

P.S.: quella che vedete nella foto è una salamandra pezzata incontrata lungo il cammino: un anfibio che esce solo di notte, oppure quando piove…

P.P.S.: cose che ho imparato quando ormai era troppo tardi: se devi fare pipì in un bosco scosceso, è meglio che non sia cosparso di ricci di castagne

Filed Under: Storie Tagged With: Franco Michieli, Movimento lento

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