
Che cosa facevate voi stamattina verso le 10?Eccovi un ritratto della mia situazione: sono in costume da bagno, con calzini e scarpe da ginnastica. E un paio di grossi guanti felpati, e un berrettone felpato, e una mascherina stile covid. E pure una cuffia stereo alle orecchie, che trasmette Venditti (“Che fantastica storia è la vitaaaa…”), insieme a cui canto anch’io per farmi coraggio. Se già così questa descrizione vi sembra stravagante aggiungo il pezzo da novanta, cioè l’ambientazione: sono in piedi in una cabina con una parete trasparente e una porta che dà su una seconda cabina, in cui la temperatura è di 40 gradi sotto zero.

Quella (la cabina accanto, intendo) è solo l’area “di acclimatazione” da cui sono appena transitata; la cabina dove mi trovo a intonare “…mi chiamo Laura, e sono laureata…”, invece, è a -110. Ve lo riscrivo per esteso, in caso pensaste a un refuso: centodieci gradi sotto zero. In costume da bagno. Per tre lunghissimi minuti. Cantando Venditti.

Quello che vi ho appena descritto è stato il trattamento di crioterapia che ho provato nella spa dello stabilimento termale di Bad Gleichenberg, ed è stata un’esperienza a dir poco interessante. Questo metodo, a quanto pare, offre una lunga serie di benefìci e sta diventando molto popolare anche tra gli sportivi: combatte tutte le forme di infiammazione, attiva il metabolismo facendo bruciare una spropositata quantità di calorie, migliora la circolazione, aiuta a eliminare le tossine e ha effetti anti invecchiamento. Non so quante di queste cose si siano effettivamente prodotte: di certo quando esci ti senti gran bene, anche se in parte dipende forse dal sollievo nel constatare che sei sopravvissuta (e anche dall’esserti liberata da Venditti che ti canta nelle orecchie: non ho idea dei motivi di scelta di questa stravagante colonna sonora). Alla fine, però resta lo stupore delle sensazioni: per i primi trenta secondi il freddo non lo senti neppure, tale è lo shock; tanto che inizi a pensare che non è poi tutto sto granché. Con il passare dei minuti, però, la faccenda si fa più intensa; la cosa strana è che quello che provi non è la normale sensazione di freddo a cui siamo abituati: più che altro senti la pelle come ispessita, e fai caso a funzioni primarie (il respiro, per esempio) che di norma tendi a dare per scontate. Di sicuro i tuoi riflessi si fanno più scattanti, perché quando una voce in cuffia interrompe Venditti per dirti che i tre minuti sono terminati, schizzi fuori con la velocità di un cartone animato.
Comunque, questa è stata solo una parte della mia mattinata nelle terme di Bad Gleichenberg, che ha compreso anche un meraviglioso massaggio e un bagno ristoratore nella grande piscina termale. Così, quando a mezzogiorno mi sono messa in sella, ero di ottimo umore e in pace con il mondo intero.
Sensazione che non ha fatto che aumentare nelle ore successive: l’Austria, lo sappiamo, è un paradiso per che viaggia in bicicletta. E questa zona della Stiria (chiamata Thermen- & Vulkanland, per chi si fosse perso la puntata precedente) è particolarmente bella: un continuo su e giù (e-bike vivamente consigliata) tra colline verdissime che alternano campi di mais, frutteti e vigneti, con piccoli paesi accoccolati proprio sulla cima dei colli. È il caso, per esempio, di St.Anna am Aigen, che si raggiunge con uno strappo in salita del 15% e che, oltre a una vista panoramica, offre un’altrettanto panoramica e fornitissima enoteca, gestita da una giovane donna molto competente e a sua volta produttrice di vini di eccellente qualità. Qui si trovano tutti i vini provenienti dalle tre diverse aree vinicole presenti nella regione, che per le caratteristiche “vulcaniche” del terreno dà origine soprattutto a piccole e pregiate produzioni di vini bianchi. Segnatevi il riferimento: Vinothek Steiermark, perché se venite da queste parti vale la pena di programmare una sosta e una degustazione.
Altra sosta imperdibile – ve l’avevo detto fin da subito, che questo era un viaggio godereccio – pochi km più avanti, sempre nei pressi di St.Anna in località Frutten: qui, in una bellissima struttura seminascosta dalla strada, si trova la Maitz Kaffeerösterei, una torrefazione artigianale che produce ottimo caffè con macchinari “a vista”, e che ospita un’accogliente e profumatissima caffetteria-pasticceria dove giocarsi il bonus delle calorie bruciate a meno 110; e dove farsi raccontare da Franz, il proprietario e gestore, la storia di competenza e passione che lo ha portato a creare questa realtà.
I racconti di Franz, poi, ci hanno portato anche più lontano nel tempo: a quando a pochi metri da qui passava il confine blindato con il blocco sovietico. Già, perché in questa zona il confine con la Slovenia si trova a poche centinaia di metri: la cortina di ferro, insomma, fino a 35 anni fa passava anche da qui, con tutto il suo contorno di oppressione e di morte. Difficile pensarlo oggi, immersi in un paesaggio idilliaco attraversato da placide stradine, con la possibilità di zigzagare liberamente avanti e indietro tra i due Paesi cercando l’itinerario più suggestivo e panoramico, tra villaggi fioriti e nidi di cicogne.
In questo modo, pedalando tranquillamente, siamo arrivati a Bad Radkersburg, la graziosa cittadina dove dormirò le prossime due sere. Anch’essa, come è facile intuire dal nome, località termale, ma anche affascinante località con un bellissimo centro storico, con chiese antiche, piazzette nascoste e la tipica architettura dell’Austria del sud fatta di case basse e coloratissime dai tetti spioventi, che ti danno sempre un po’ l’impressione di essere finita dentro un libro di fiabe.
Direi che è tutto, per stasera. Nessun dato “tecnico”, perché in un giro come questo, ancor più che mai, non avrebbe nessun senso, ma diciamo che tra una deviazione e l’altra avremo messo insieme poco più di una quarantina di km; dislivello non pervenuto, perché tanto con una e-bike non è poi così significativo.
Domani mi aspetta un altra pedalata di tutto relax all’insegna della lentezza, quella vera: che ti fa misurare il tempo in esperienze e piaceri, anziché in distanze percorse.
