E anche questa è fatta, almeno per il momento: il nostro giro in bici si è concluso. Annita e Betta sono arrivate alla stazione di Ginevra, dopo circa 50 km di pedalata, hanno caricato (comodamente, mi dicono) le bici sul treno e nel pomeriggio sono rientrate, piuttosto di malavoglia, a Milano.

Quest’ultimo tratto è stato più confortevole di quello di ieri dal momento che la ciclabile, pur seguendo la strada principale, scorre almeno su un marciapiede separato ed è quindi più rilassante. Ci sono alberi davvero monumentali, piante da frutta in piena fioritura e soprattutto una quantità di piccoli villaggi a bordo lago dalle case antiche e dall’atmosfera che ha già un po’ di odore di Francia.
È stato un viaggio breve ma davvero bello, in cui – come sempre avviene quando un viaggio funziona, ci siamo divertite, abbiamo scherzato, abbiamo riso e abbiamo scoperto delle cose nuove: non solo in fatto di luoghi, ma anche un po’ per quanto riguarda noi stesse e le nostre emozioni e sensazioni. Ve lo racconto in un altro post, però, perchè questo merita una riflessione a parte.

Io invece, ho salutato Annita e Betta e mi sono fermata a Nyon, una ventina di km prima, dove abita la mia amica Isabelle. Un cambio di pantaloni, un pranzo veloce ci siamo messe in macchina per alcune ore alla volta del Morvan, in Francia, odove c’è una campagna verdissima, un parco naturale e un castello dove parteciperemo a una “retraite” di yoga: tre giorni di pratica con un’insegnante che mi dicono bravissima.
Noi, ad ogni buon conto, abbiamo caricato anche le bici, nella speranza di fare qualche passeggiata nei paraggi. Il che ha richiesto il montaggio sulla macchina di un sontuoso portabici posteriore appena acquistato da Isabelle: quelle cose che in partenza sembrano semplicissime (“agganci qui e leghi lì”) ma che poi in pratica ha fatto sì che dovessimo passare dal tipo che l’aveva venduto per evitare di seminare per strada la Poderosa e la bici di Isabelle.

E così adesso mi trovo in un posto incredibile: un vero castello, in cui dormo in una grande stanza affacciata sul giardino: una cosa un po’ alla Downton Abbey, per intenderci. Tra poco iniziano le sessioni di yoga: vediamo come va, qui tutti (farei prima a dire tutte, perché la percentuale maschile è irrisoria e in parte composta da maschi rassegnati e trascinati dall’entusiasmo della partner) parlano un francese velocissimo che fatico a seguire, sono vecchie volpi di questa disciplina e sono magri, asciutti e flessibili come giunchi. Mi sento un po’ il classico elefante nella cristalleria, ma sono sicura che qualche giorno di “pulizie di primavera” per corpo e fisico mi faranno un gran bene.
Alla prossima vi racconto come va. A toute à l’heure!

